13
Apr-2013

Un pomeriggio diverso dal solito

La Sardegna non è solo mare.

E’ che mi fa fatica poter trascorrere solo poche settimane nella mia isola durante l’estate e dover rinunciare a una giornata al sole.

Lo so, sono una lucertola!

Ringrazio perciò madre natura che in un’afosa giornata d’agosto, decide di ammantare il cielo con nuvoloni grigi e minacciosi.

Salto la giornata in spiaggia e con un gruppo di amici provenienti da tutt’Italia, decidiamo di andare a fare un giro per le campagne vicine.

C’è il lago del Mulargia a poco distanza da dove vive la mia famiglia e considerato che è uno di quei posti che non ho ancora visto (Ci credete? Poco più di venti kilometri e non ci sono mai stata!), questa è la nostra prima meta del pomeriggio.

Chi non conosce bene la nostra isola, potrebbe pensare che questo luogo sia ovunque tranne che in Sardegna. Il turista che viene in estate solitamente si fa le vacanze al mare, anche perché le temperature sono tali che non invogliano certo a lunghe passeggiate sotto il sole cocente.

Facciamo pure una sosta al Nuraghe Arrubiu nella zona di Orroli.

E’ uno dei siti archeologici di più recente scoperta e ancora oggi i lavori di scavo proseguono per portare di nuovo alla luce questo pezzo di storia sarda.

A questo punto decidiamo di allungare il giro della nostra escursione e passare nei piccoli paesi delle zone limitrofe.

Le strade sono deserte e se non fosse che ogni tanto si incontra qualche ostacolo lungo il percorso, probabilmente possiamo rientrare a casa per l’ora dell’aperitivo.

Due sono le cose principali che rallentano la nostra marcia: la prima è il volere fotografare ogni angolo sperduto, la seconda è che capita di trovare Zaira e Zeus in mezzo alla carreggiata, senza nessuna intenzione di volersi spostare per farci passare.

Zaira è un’asina (credo) che ha appena dato alla luce un bellissimo bardotto (credo) tutto nero e col muso bianco.

Sappiamo il suo nome perché costretti a una sosta non programmata, chiacchieriamo col suo padrone che è lì a poca distanza. Il bardotto, nato solo otto giorni prima e col manto soffice come zucchero filato, non ha ancora un nome, ma da oggi in poi si chiamerà Zeus, perché è cosi che abbiamo deciso noi.

Il paesaggio è brullo e la terra intorno bruciata dal sole e da qualche piromane, lascia ogni tanto spazio alle querce dal tronco ancora rosso dato che il sughero è stato appena tagliato.

“Perché dipingono gli alberi di rosso?” Chiede un nostro amico di Milano che è lì con noi.

Risata generale dei sardi presenti.

“Vieni, vieni che ti facciamo vedere cos’è quello che tu pensi sia vernice!”

E cosi, con questa storia in testa che non sarà facilmente dimenticata e per la quale Domenico sarà ricordato in eterno, ci avviamo verso casa, felici di avere trascorso un pomeriggio diverso dal solito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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