06
Apr-2013

Sulla via per Tulum

E’ lunedì mattina.

Il bar di Gianluca è chiuso per due giorni e non riaprirà sino a mercoledì sera, per cui decidiamo di noleggiare una macchina e arrivare sino a Tulum, una delle zone archeologiche della Riviera Maya.Poiché la mia vita ha preso una svolta inaspettata (ma dovuta) proprio nel giorno della profezia dei Maya, mi sembra doveroso andare a portare rispetto!

Ci fermiamo all’agenzia di viaggio sotto casa e per cinquanta dollari al giorno abbiamo il privilegio di farci due ore di strada necessarie per arrivare a Tulum, in una Hyundai qualcosa, non ricordo il modello. L’innominata macchina di cui sopra è in pratica una scatola di sardine. Non è tanto lo spazio che mi preoccupa, dato che l’unica cosa che ci portiamo dietro siamo noi stessi, due teli mare e la mia macchina fotografica, quanto la poca sicurezza che mi da questa vettura che sembra fatta di latta.

E vabbè, come si dice in inglese “i mendicanti non possono scegliere” e ridendo di cuore della nostra “Ferrari”, ci mettiamo in viaggio verso la nostra destinazione. Tulum dista circa centotrenta kilometro da Cancún ma la strada per arrivarci è semplice, in buone condizioni e soprattutto non tanto trafficata. Decidiamo di fare una sosta in un piccolo porticciolo che si trova poco prima di Playa del Carmen. Gianluca mi spiega che sino a pochi anni fa Puerto Morelos era giusto una manciata di case dei pescatori lungo il mare. Oggi il villaggio si è allargato e sicuramente nei prossimi anni vedrà un’espansione e un incremento del turismo non indifferente.Ci fermiamo giusto il tempo per un caffe in un piccolo locale sulla spiaggia (nuovo pure questo a quanto pare) e qualche foto.

Ripartiamo a bordo del nostro fuoristrada (nel senso che c’è pericolo di uscire fuori strada se soffia un vento più forte del solito!) e via, verso Tulum. Abbiamo pure l’aria condizionata a bordo ma ogni tanto si abbassano i finestrini per fumare una sigaretta.

“Ma è odore di canna quello che sento?” chiedo al mio compagno di viaggio.

“Non credo, io non sento nulla”.

Sarà che io ho un olfatto finissimo e soprattutto riconosco l’odore della marijuana all’istante, che quello che sento, per me, è odore di canna!

“Pensi che possa essere l’odore di qualche pianta particolare? Hai presente come da noi in Sardegna puoi sentire l’odore del cisto? Forse qui hanno qualcosa di simile”

“Può darsi ma non ne ho mai sentito parlare. Ma sai che effettivamente, ora che me lo hai fatto notare, ogni tanto questo odore lo sento pure io?”.

Solo molto più tardi, quando ci fermeremo a salutare i miei amici Severino e Irene che vivono a Playa del Carmen, scopriremo che effettivamente esiste una pianta dal caratteristico odore pungente e pare ci siano coltivazioni estese proprio lungo la strada che porta a Tulum:

Si chiama marijuana!!!!

Finalmente arriviamo a Tulum, facciamo il biglietto per entrare e ovviamente veniamo prima dirottati verso un mercato di artigiani, più o meno veritieri, chincaglierie e trappole per i turisti. Non mi tenta assolutamente nulla. Voglio vedere i resti archeologici e se penso a tutte le cose che ho in casa, sinceramente non ci entra più neppure uno spillo.

Abbiamo raggiunto la nostra meta in cima alla collina. Però!!! Mica scemi questi Maya di Tulum, l’unico sito di questa civiltà che si trova a picco sul mare. Lo spettacolo è mozzafiato e dopo avere fatto un giro tra le rovine, scendiamo giù per le scale e per la prima volta da quando sono in Messico, mi tuffo tra le onde. L’acqua è fresca e rigenerante e un bagno con questa cornice fatta di palme e storia, non poteva certo mancare.

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