07
Mag-2013

Questo e’ il mio paese!

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La Sardegna non è solo mare. Ci sono trecentosettantasette comuni, tra paesi e città nella mia isola. Senorbì è uno di questi. Non è certo un luogo ricercato dal turista, ma è il paese in cui sono nata e cresciuta, il luogo che ho amato e che ho odiato, soprattutto negli anni adolescenziali. E’ il luogo dove torno ogni anno, più volte l’anno, sia perché la mia famiglia vive ancora li, sia perché è comunque parte di me, nel bene e nel male, finche morte non ci separi. Qui ho frequentato le scuole, coltivato amicizie, vissuto i primi amore e assaporato le prime sconfitte. A ogni strada è legato un ricordo e a ogni ricordo è legato un nome, un volto, un profumo, un sapore, un dolore o una gioia. Un tempo c’era la latteria dove mia madre mi mandava a comprare il latte fresco, appena munto. Era ancora tiepido e mi piaceva da morire il gusto cremoso tant’e’ che durante il tragitto per rientrare a casa succedeva sempre che ne bevessi un po’. Adoravo passare davanti al panificio di signor Collu la mattina presto. Il profumo del pane caldo appena sfornato è uno dei ricordi che più mi è rimasto impresso, e le pagnotte di ricotta o con la gerda (giuggiole di maiale) erano tra i miei preferiti in assoluto. Poco più avanti la polleria e l’odore dell’arrosto che ti faceva venire l’acquolina in bocca e più in là il piccolo negozio di frutta e verdure di “Marcellino”, come lo chiamavano gli abitanti del mio paese. In fondo alla strada di casa mia, c’era (e c’è tuttora) la stazione dei treni, il nostro parco giochi da bambini. Mi sembra di sentire ancora l’odore del catrame dei binari e il rumore del treno che si fermava a caricare e scaricare i pendolari.

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(I binari delle Ferrovie Complentari a Senorbi’)

E poi c’era zio Eugenio, il macellaio che viveva proprio di fronte a casa mia. Suo figlio Fernando ed io siamo cresciuti insieme, inseparabili da bambini, giocando nel cortile sul retro dove i suoi genitori tenevano le galline, nella stalla dove tenevano le mucche e persino nella sala del macello a fingere di essere Tarzan e Jane, anche se alla fine dei conti assomigliavamo più a Cheeta, lo scimpanzé’ del telefilm, avvinghiati alle catene e ai ganci fingendo che fossero delle liane. Ricordo ancora il giorno che volendo giocare agli indiani e fare segnali di fumo, decidemmo di bruciare qualche ramo secco rubato dalla legnaia. Mancò veramente poco perché’ il gioco si trasformasse in catastrofe e ho bene in mente il ricordo della zirogna (frustino fatto dal nervo del pene del cavallo) sulle natiche! Zio Eugenio e zia Maria ne avevano di tutte le misure, dalla più groossa alla più sottile e il dolore era inversamente proporzionale allo spessore: più grave la birichinata, meno grossa la zirogna e più acuto il dolore. Come se non bastasse, dopo essere stata informata delle nostre misfatte, solitamente arrivavo a casa dove anche mia madre si sentiva in dovere di dire, anzi DI DARE, la sua. Oltre il danno, la beffa. Purtroppo non esisteva il telefono azzurro e non conoscevo ancora la regola del DOUBLE JEOPARDY vigente negli Stati Uniti secondo la quale una persona non può essere condannata due volte per lo stesso crimine. Ma non credo che mia madre avrebbe dato comunque importanza a una legge che non apparteneva neppure alla nostra legislatura. Forse fu allora che cominciai a sognare l’America! (Mamma, scherzo ti voglio bene lo stesso!!!)

A Senorbi, come in quasi tutti o forse tutti i paesi della Sardegna, la gente ha dei soprannomi e spesso alcune persone sono conosciute solo tramite questi e non il loro vero cognome. Ho negli occhi l’immagine e nelle orecchie il suono della voce di Tziu Mariu Cracaddicoa (Zio Mario schiacciagli la coda, ne vogliamo parlare???), netturbino di giovedì e banditore il sabato! Vorrei poter riuscire a mettere per iscritto il suono della sua trombetta! Si piazzava agli angoli delle strade e lanciava i suoi annunci, o come sarebbe più corretto dire, gettava il bando, rigorosamente in sardo: “S’avvertidi…..(pausa) tottu sa popolazioni …(pausa) ‘ca in pratz’e cresia oi ddu esti su mercau ecc ecc….. Insomma, era colui che ci teneva informati su quello che succedeva nel paese, dagli orari di apertura del mercato settimanale all’annuncio dell’inizio delle scuole o qualsiasi altra notizia ritenesse importante per la popolazione.

Questi sono solo una piccolissima parte dei ricordi che ho del mio paese, dove non abbiamo ne’ spiagge da decantare ne’ monumenti famosi da mostrare. Le nostre storie sono le stesse di tanti altri paesi della Sardegna, ognuno con le sue pecularita’, la sua gente, i suoi costumi e le sue abitudini. Non lo si trova di certo nelle guide del Lonely Planet o negli articoli del National Geographic, ma è sempre un posto in cui torno volentieri, perché è stato, è e sarà, sempre casa per me.

 

PS. Buon compleanno Margherita, il fiore più bello della mia vita. Questo racconto è dedicato a te. Ti voglio bene mamma!

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