30
Mar-2013

Primi passi a Delhi

Racconti dal mondo   /   Tags: ,

Bhawna e Vikram gestiscono un bed and breakfast, Tej Abode, nella zona sud di Delhi, in un quartiere, o “colonia” come vengono definite le varie zone della citta’,  che si chiama Greater Kailash II.

GKII  e’ una zona di recente costruzione, sviluppatasi  intorno agli anni 60, nelle prossimita’ di uno dei mercati cittadini piu famosi ed e’ considerata una delle zone piu benestanti . Il “mercato” non e’ esattamente cio che mi aspettavo: nella mia mente mi ero fatta un’idea di bancarelle in uno spazio all’aperto dove si vende un po di tutto, come quello che in paese da me veniva fatto tutti I sabati o il mercato dei contadini ad Union Square a New York. Qui invece e’ semplicemente una zona ricca di attivita’ commerciali di tutti i tipi. Quello di GKII  e’ rinomato per i ristoranti e i centri di benessere, dove con circa 2000 rupie , piu o meno 37 dollari, ti puoi permettere un’ora di deep tissue massage o qualsiasi tipo di massaggio tu voglia avere.

Check! Fatto ovviamente! Non potevo certo perdere un’occasione del genere.

Per quanto riguarda i ristoranti invece, sono state rare le volte in cui abbiamo mangiato fuori, dato che lo staff del Tej Abode e’ in grado di preparare delle pietanze deliziose, e per me che sono amante della cucina Indiana, non poteva andare meglio di cosi. Le carni, i vegetali, il pane, i dolci: non mi sono fatta mancare assolutamente nulla e nonostante tutte le avvertenze sul cibo e l’acqua e l’aria (non bere, non mangiare, non respirare) non ho mai sofferto di nessun disturbo, con grande sorpresa di tutti, tanto che da essere soprannominata “stomaco d’acciaio”.

La sera del mio arrivo, andiamo al “Sacred Shrine of Hazrat Khwaja Syed Nizamuddin Aulia Mehboob-E-Elahi” (l’ho copiato, non l’ho imparato a memoria!), una delle moschee piu antiche in India, dato che, essendo giovedi, i musulmani si preparano a festeggiare il venerdi, gioco sacro nella loro religione.  Lasciamo le scarpe  in custodia all’ingresso prima di avventurarci nei cunicoli che portano alla piazza della moschea, capo coperto con uno scialle e siamo pronti a questa nuova esperienza. Arrivati a destinazione, dove dei musicanti intonano degli inni sacri (credo!), ci viene incontro un gentiluomo dall’aria importante che saluta calorosamente Vikram e Bhawna. Importante lo e’ di sicuro perche’ ad un suo comando, alcune persone si spostano dal centro della piazza per farci accomodare e poter seguire meglio i festeggiamenti. Vengo cosi a sapere che la mamma di Vik usava frequentare questo luogo di culto abbastanza spesso, pur non essendo musulmana. Mi sorprende infatti la presenza di parecchie persone praticanti di altre religioni e i miei amici mi spiegano che e’ normale che la gente si ritrovi a pregare in un luogo sacro, che pur sacro e’ anche quando si e’ devoti ad un’altra religione.  Sorprendente penso e decisamente un modo di pensare molto piu avanzato di quanto mi aspettassi. Alla fine dei canti, il Sufi Priest, lo stesso gentiluomo che ci ha accolti all’ingresso, ci offre del the, mi spiega l’importanza della moschea e sorprendentemente ci permette di entrare, entro certi limiti, a vedere l’interno della stessa. I colori che  mi circondano, sia della struttura sia dei vestiti della gente, soprattutto le donne nei loro sari sgargianti, sono uno spettacolo per gli occhi. Rimpiango cosi la scuola di fotografia che non ho mai fatto e mi arrangio come posso a cercare di immortalare piu cose possibili con la mia Nikon. All’uscita della moschea, i venditori dalle bancarelle di cibo cercano di attirare la nostra attenzione. Intanto, mi ritrovo circondata da mendicanti che chiedono l’elemosina: per lo piu donne con neonati appesi al collo e bambini vestiti di stracci. Mi ricordo delle avvertenze dei miei amici indiani a New York: “non lasciarti intenerire perche’ se dai soldi ad uno, te ne ritrovi cento che ti vengono dietro”. Stringo i pugni e vado avanti. E’ dura fare finta di nulla ma non ho scelta.

Ci fermiamo a comprare qualcosa da mangiare piu tardi a casa. Diciamo che l’ufficio dell’igiene avrebbe tanto da lavorare qui, ma chissenefrega, e’ un’esperienza anche questa. Scatto qualche foto, facendo l’indifferente perche non vorrei irritare qualcuno. Non sono ovviamente un giocatore di poker dato che passato qualche minuto, mi arrivano delle richieste. Mi fai una foto? Ne fai una anche a me?? Ma pensa te! Ed io che mi mettevo tanti problemi.

Via di nuovo verso casa. Ho perso la cognizione del tempo, non so piu che ore sono a questo punto. Il mio orologio e’ ancora sull’orario di New York e qui sono dieci ore e mezza di differenza. Quella mezz’ora e’ cio che mi incasina i calcoli. Ma sono in vacanza, qualsiasi ora sia va sempre bene, la temperatura e’ piacevole e io non posso davvero chiedere niente di meglio in questo momento.

 

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