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Apr-2013

Palermo tra mare e montagna – di Raffaella Saba

 

Prima che la nave entri nel porto in un colpo d’occhio ti si presenta davanti la città. Sulla destra Monte Pellegrino, il sacro monte dei palermitani perché qui sono state ritrovate le povere ossa della santa patrona della città: Santa Rosalia.

Sulla sinistra invece una costa frastagliata e un altipiano in lontananza.

“Che monte è quello?”, chiedo consapevole che, proveniente dalla sarda pianura del Campidano, qualsiasi promontorio superi i 100 metri per me non è altro che montagna.

“Monte Cuccio”, rispondono.

Scoprirò poi che Monte Cuccio sta da tutta un’altra parte. E imparo presto a non fare troppe domande.

Questa è Palermo, città fondata in epoca fenicio-punica, estesa per vari chilometri quadrati sulla pianura della Conca d’Oro, oramai cementificata, ma con il mandarino e le arance che lottano per la sopravvivenza.

Mi attira il lungomare sulla sinistra. “È la città vecchia”, dicono. “Quella è la chiesa della Kalsa, poi ci sono le Mura delle Cattive, la Cala, il porto vecchio, e quell’ingresso è la Porta dei cornuti”.

Familiarizzerò presto con questo modo di vedere la realtà come una medaglia: due lati opposti e cangianti. È divertente chiedere indicazioni per raggiungere piazza Vigliena o piazza Pretoria o la Chiesa del Gesù.

Non ti devi meravigliare se le persone non lo sanno pur essendoci proprio davanti. Non è che sono antipatici, poco disponibili o chissà che. E che proprio non lo sanno. Non sanno che si tratta dei Quattro Canti o della piazza della Vergogna o di Casa Professa.

Ogni cosa a suo tempo. Anche perché ogni tempo ha una sua storia.

La storia di oggi è quella di Porta Felice, la porta dei cornuti.

La costruzione della porta fu disposta nel 1581 dal viceré Marcantonio Colonna per dare ancor più lustro alla “novella passeggiata a mare”, l’attuale Foro Italico. L’anno dopo fu edificata e chiamata Porta Felice, in onore alla moglie del viceré, donna Felice Orsini. Le nobildonne passeggiavano in carrozza vicino al mare nelle belle serate primaverili ed estive, fino a notte fonda. Un po’ per ritrovare ristoro dalle calde giornate, un po’ per provare sollievo dopo una notte con un amante. Durante queste passeggiate si passava di carrozza in carrozza, di marito ad amante…

E il popolino, a cui questo non era permesso, scandalizzato tramanda l’aneddoto della porta fatta costruire senza un tetto in modo da far passare le immense corna di mariti ignari.

Invece lungo la parte destra di Porta Felice è presente un camminamento sopraelevato con scenografiche scalinate: è del 1823 circa la Passeggiata delle Cattive, note come “le mura di li cattivi”, parola che deriva dal latino captive, prigioniere del lutto. Era il luogo deputato allo svago delle vedove, dove potevano ricrearsi dal loro dolore con davanti il magico scenario marino, lontano dalla vita mondana ma godendo di un incantevole paesaggio.

Che invidia queste vedove!!!!

 

 

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