30
Mag-2013

Palermo, la citta’ sotterranea – di Raffaella Saba

Curiosità: il motore della scoperta. E che sorpresa è sapere che Palermo offre tanto di interessante anche sottoterra! Durante una passeggiata per le vie del centro, la mia attenzione è catturata da un fogliettino in cui campeggia una scritta: “Palermo SottoSopra”.

“Talè” mi dico “una protesta per lo stato in cui versa la città…” (talè=tipica espressione dialettale palermitana che indica vari stati d’animo: dalla sorpresa al disprezzo a seconda dell’inflessione della voce). Invece si tratta di una cooperativa che pubblicizza le escursioni nei qanat.

Qanat? Cchi sunnu? (cosa sono?)

È un sistema di rete idrica costruito dagli arabi; sono cunicoli scavati a 10/15 metri sottoterra che furono introdotti nell’isola tra il IX e l’XI. I tratti esplorati sono pochi rispetto a quella che doveva essere una vasta e complessa rete di gallerie, estesa tra la città e la campagna attuale della città. Infatti si possono visitare i qanat del Gesuitico Alto e del Gesuitico Basso (perché i terreni dove sono stati scoperti i qanat erano anticamente possedimenti gesuitici). L’esistenza di queste condotte spiega il fiorire nella Palermo araba e normanna di fontane, peschiere, bagni pubblici, canali di acqua e giardini lussureggianti (cosa che ora ci sogniamo amaramente). Mi affascina sapere che la tradizione popolare palermitana rimanda questi canali ai camminamenti utilizzati nel Settecento dagli affiliati alla misteriosa setta dei Beati Paoli. Ma questo è un altro mistero della città e ne parleremo un’altra volta. Dunque, una volta letto il depliant, mi organizzo subito per costituire un gruppo di minimo dieci persone per scendere accompagnati da una guida esperta del CAI (centro alpinistico italiano), in questi sotterranei.

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Il luogo dell’appuntamento è in periferia, nel quartiere Altarello, presso la casamatta dell’Amap (azienda dell’acqua). Sono emozionata: non è roba da tutti i giorni scendere sottoterra per attraversare canali ricchi di acqua e costruiti dai predecessori secoli fa. Dopo aver indossato impermeabile, casco e imbragatura scendo per circa 10 metri delle scale ripidissime. Una volta sotto mi si riempiono subito gli stivali di acqua. La forza dell’acqua è aggressiva e gli stivali in dotazione sono bassi. L’avevano detto: “portatevi un cambio completo. A volte è necessario perché non sappiamo quanta portata d’acqua può esserci”. E oggi acqua ce n’è! E pure tanta!!

Il cunicolo ha un’altezza media di 1,60 e la larghezza che varia da 0,60 a 0,80 metri ed è costituito in gran parte da calcarenite. Sono tutte informazioni che ci da la guida, seria e competente. Il percorso dura quarantacinque minuti, con una discesa ulteriore in un cunicolo scavato ancora più sotto il livello del precedente. La risalita, con gli stivali pieni di acqua, è faticosa, ma ne è valsa la pena!

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