08
Apr-2013

“Palermo: gli esordi” di Raffella Saba

Palermo: gli esordi.

Palermo è una conquista.

A partire dalla scelta del mezzo di trasporto. Abitando in Sardegna sono due le opzioni: o prendo l’aereo o prendo la nave. La traversata a nuoto la vedo dura, visto che manco mi tengo a galla… La nave impiega 12/14 ore quando il mare è tranquillo, ma c’è una volta alla settimana.

L’aereo non è diretto: o faccio Cagliari – Trapani e Trapani – Palermo in bus o Cagliari – Roma / Roma – Palermo. E tra coincidenze e orari strampalati finisco sempre per perdere quasi 12/ 14 ore.

Morale della favola: aereo o nave, sempre di viaggio della speranza si tratta. Già, speranza di arrivare sana e salva.  Mai provato il mare mosso che ti costringe sulla Tirrenia (e per chi l’ha provato… non ho bisogno di aggiungere altro) per un intero giorno senza poter dare notizie ai tuoi, che oramai ti pensano fredda e gelida in balia delle onde, perché i cellulari non prendono? Oppure arrivare a Punta Raisi con il vento forte e la certezza che l’aereo prenderà tutto, si frantumerà sulla montagna alla tua destra o colerà a picco sul mare alla tua sinistra?, tranne che lo stretto lembo di terra che caratterizza l’atterraggio all’aeroporto?

Brr…

Palermo è una conquista.

Si, perché attraversare la strada, per giunta sulle strisce pedonali, è una pubblica dichiarazione di intenti: mi sto suicidando. E non ditemi che non è vero. Lo diceva anche Johnny Stecchino negli anni Novanta, no? “Il problema di Palermo è il ttraffico”. Uscire dal porto, per esempio, e attraversare la movimentata via Francesco Crispi sperando che qualcuno si decida a farti passare dopo una mezzora come un fantasma sulle strisce è un miracolo. E lo dice pure l’ultima classifica svolta dal Tom Tom Congestion Index: Palermo al quinto posto al mondo per il congestionamento del traffico, dopo Mosca, Istanbul, Varsavia, Marsiglia… (ndr. Secondo me quelli del Tom Tom non sono mai stati a Delhi!)

Ecchecavolooo

Soluzioni? Fatti il segno della croce, incrocia le dita, buttati senza speranza di arrivare dall’altra parte… L’importante è crPalermo è una conquista.

Come si può parlare in italiano tra italiani e sentirsi chiedere: “Sei straniera?”. Ma dove sono finita, mi domandavo scoraggiata. E non me l’ha chiesto un pinco pallino qualsiasi, ma è stato un professore universitario da cui sono andata per chiedere informazioni per un master a domandarmelo. Bah… straniera in effetti lo sono, ho risposto. Sono sarda, non siciliana. Più straniera di così!

Il poveretto si è poi scusato, ma la figura di m…. è rimasta agli annali.

Palermo mi ha conquistata.

La sua storia, i palazzi in stile liberty, le cupole arabeggianti, il suo dialetto, le persone, i monumenti, le strade collassate, i suoi problemi, la munnizza, il degrado sociale, i colori del mercato, le abbanniate del venditore sotto casa… amo tutto di questa città. E sono qui da dieci anni oramai. Ma sotto sotto penso ancora in sardo. Fatemi arrabbiare che di frastimmi ve ne mando a iosa. Così faccio la turista tra i turisti che ospito nel mio b&b, sorprendendomi davanti alla loro sorpresa, davanti agli scorci di paesaggi che le persone mi fanno vedere per dare un nome al loro scatto, davanti al loro entusiasmo e voglia di scoperta. Già, perché Palermo è effettivamente così: una continua scoperta.

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