01
Apr-2013

Old Delhi, la citta’ vecchia

Racconti dal mondo   /   Tags: ,

Al mio risveglio dopo la prima notte trascorsa a Delhi mi sento rigenerata. Ovviamente la mia preoccupazione era di riuscire ad addormentarmi abbastanza presto, data la differenza del fuso orario con New York ed evitare di svegliarmi poi nel tardo pomeriggio, perdendo cosi delle ore preziose che avrei potuto spendere visitando la città. Probabilmente la stanchezza del lungo viaggio mi ha aiutato a riposare meglio, per cui mi sento pronta a conquistare il mondo. E’ una giornata calma, non abbiamo nessun programma in particolare se non quello di uscire più tardi e goderci il concerto Jazz  Festival al Nehru Park (un po’ quello che potrebbe essere il nostro Central Park). L’eccitazione è piuttosto per il giorno successivo: visita al Red Fort con giro turistico per il centro di Old Delhi, la città vecchia.

Il Red Fort, Lal Qil’ah, fu fatto costruire nel diciassettesimo secolo dall’imperatore Shah Jahan, lo stesso che commissionò la costruzione del Taj Mahal, quando decise di trasferire la capitale del suo regno da Agra a Delhi. La visita al forte è interessante, il perimetro della proprietà enorme, le costruzioni all’interno interessanti, ma non posso dire che due ore di visita sono più che sufficienti, per una profana come me. Ciò che più mi attira dell’India non sono i monumenti ma la sua gente, i visi delle persone, la dinamica della via quotidiana. Non vedo l’ora di poter girare per le strade della città vecchia, probabilmente perché’ ancora non ho la più pallida idea di quello a cui sto andando incontro. Noleggiamo un rickshaw con tanto di guida turistica, per un totale di 200 rupie all’ora a sentire Vikram, per un totale di 200 rupie per l’intera giornata a sentire Bhawna. Io purtroppo l’Hindi non l’ho ancora imparato per cui, pur essendo presente alle contrattazioni, non ho la più pallida idea di cosa si stia dicendo. Il prezzo è comunque talmente irrisorio che non fa alcuna differenza. Posso dire, senza paura di essere smentita, che questo è il posto con la disorganizzazione più organizzata che io abbia mai visto in vita mia. Prego soltanto di riuscire a uscirne via.

I veicoli viaggiano a una distanza MASSIMA di circa due cm, se si è fortunati, l’uno dall’altro. Non esistono precedenze, segnali di stop, sensi di marcia. Sono circondata da migliaia di richshaw usati non soltanto dai turisti ma anche dalla gente locale, macchine, moto, motorini, biciclette, carretti. Arrivano da tutte le parti: destra, sinistra, davanti e dietro. Ti sorpassano, ti tagliano la strada, ti arrivano di fronte all’improvviso e giuro che se potessero volare, ne avrei avuto uno sciame ronzarmi sulla testa! Rido come una matta, ogni dieci secondi mi salta il cuore in gola mentre il nostro ‘autista’ fa lo slalom tra questa confusione impressionante che mi fa girare la testa come se fossi ubriaca, e penso alla gente che conosco.  Forse qualche amico italiano qui si divertirebbe, qualche amico italiano un po’ meno, ma se penso ai miei amici americani, sono convinta che non potrebbero mai affrontare una situazione del genere. No, sicuramente non è pane per i loro denti e ne uscirebbero con i capelli bianchi. La nostra guida ci fa girare tra parecchie strade: il quartiere degli antiquari e dei venditori di rame, il quartiere delle scarpe, il quartiere delle spose (business non indifferente quello dei matrimoni da queste parti) dove un’infinita di negozi, che variano in grandezza dal bugigattolo di due metri per due allo show room più ampio, vendono tutto ciò che è necessario, ma anche superfluo, per quello che dovrebbe essere uno dei giorni più importanti della via. Sari, nastri, festoni, merletti, gioielli.  E’ un’esplosione di colori e luccichii in queste strade strettissime e super affollate, talmente strette che, mentre cerchiamo di evitare la collisione con un altro richshaw che ci viene incontro, ci portiamo via, agganciato al tettuccio della bici, un bellissimo sari rosso fuoco, col proprietario che ci corre dietro urlando qualcosa che non mi sembrano esattamente dei complimenti. Ma torniamo al discorso che non capisco l’Hindi, quindi potrei anche sbagliarmi….ma ne dubito.

 La parte più bella è però per me il mercato delle spezie.

C’è la venditrice di petali e di collane fatte di fiori freschi e ci sono i vari negozi con i barili pieni di prodotti profumatissimi e saporitissimi. Le polveri delle spezie nell’aria mi provocano un prurito al naso e una serie interminata di starnuti mentre, parcheggiato il richshaw per una sgranchita alle gambe, la guida ci porta sui tetti dei palazzi che si affacciano sul mercato e dai quali si può osservare tutta la frenesia del mercato sottostante e il sole tramontare su questo mio nuovo giorno in India. L’unica cosa che non riesco a vedere sono le vacche in giro per la città, con tanto di disappunto. Ma non era risaputo che camminano in mezzo alle strade cittadine senza nessun problema? A questo punto mi viene in mente una canzone country e per parafrasarla mi chiedo “where have all the cows gone??” Secondo me neppure loro riescono più a digerire tutto questo casino.

Rientriamo a casa stanchi morti, ma lungo la via del rientro, dopo avere vissuto il caos della città vecchia’, nonostante il traffico intenso e il rumore dei clacson, che ovviamente non smettono di suonare, tutto quanto intorno a noi sembra essere del tutto rilassante.  La città degli estremi, e’ proprio vero.

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