04
Apr-2013

Messico!!

Non è che abbia bisogno di tanto convincimento quando si tratta di viaggiare. E’ bastato un messaggio su Facebook che diceva “perché non vieni in Messico per qualche giorno? Io sarò qui sino a fine marzo!”.

Questo è il mio amico Gianluca, toscano. Lui trascorre sei mesi all’anno in Messico durante la stagione autunno/inverno e sei mesi in Italia durante la primavera/estate. Insomma, vive al caldo lui!

Il 16 febbraio sono sull’aereo che mi porta a Cancún. Stupidamente ho rimandato l’acquisto del biglietto di giorno in giorno e quando mi sono decisa finalmente a partire, ho dovuto pagare il doppio. Consiglio spassionato da procrastinatrice pentita: mai comprare un biglietto aereo domani se costa poco oggi! L’unica consolazione è che ho un volo diretto: New York – Cancún in meno di quattro ore e volando Air Mexico acquisto pure miglia sul mio conto Delta, che spero mi serviranno presto per un’altra vacanza straordinaria.

Fa freddo a New York, fa veramente un freddo boia. Controllo il biglietto trenta volte prima di andare in aeroporto. E’ già successo di essermi trovata al JFK quando invece dovevo partire da Newark  e non vorrei succedesse di nuovo. Il taxi si parcheggia lungo il marciapiede per scaricare le valigie e l’aria gelida mi entra dentro le ossa. Chi se ne frega, penso io, fra qualche ora sarò a caldo al mare dei caraibi. Non mi sono portata dietro tanta roba: bikini, magliette, canottiere, qualche pantalone, due copricostume e le mie All-Stars. E la mia macchina fotografica. Quella è la prima cosa.

Dentro l’aeroporto si respira già aria di vacanza. Nonostante le temperature rigide, la gente è in coda ai banchi dell’accettazione in maglietta, pantaloncini e infradito. Io che soffro troppo il freddo, parto comunque col piumino, il maglione di cachemire e gli Ugg, tanto so che sull’aereo avranno l’aria condizionata a palla. Partiamo quasi in orario e come al solito, appena preso posto e sistemata la mia roba, crollo di botto. Non so il perché’ mi succeda, ma indipendentemente dall’orario di partenza, una volta accomodata, mi addormento come se fosse notte fonda. Avete presente quei genitori che per far addormentare i bambini li portano in giro in macchina? Ecco, io invece ho bisogno di un giro in aereo. Non molto conveniente come soluzione, ma è molto più divertente. In questo caso, al contrario di ciò che si dice, è la destinazione che conta e non il viaggio.

Ovviamente ho parlato troppo presto. Siamo partiti in orario ma a causa del traffico areo, siamo costretti a girare intorno Cancún per circa un’ora, in mezzo a dei nuvoloni neri che preannunciano un temporale. Ti prego, ti prego, ti prego….fai in modo che non piova sinché sono qui. Ho solo una settimana e me la voglio godere tutta. Non so a chi sia rivolta la mia preghiera: non sono molto credente e mi sembra comunque esagerato chiedere di migliorare la situazione meteorologica. Prego comunque, magari qualcuno mi ascolta.

Io sono nata in un’isola. Il mare è qualcosa che fa parte di me.  Non posso neppure pensare di vivere in un posto nell’entroterra, lontano dall’acqua. L’inverno a New York è lungo e anche se abbiamo delle spiagge molto belle a poca distanza dalla città, ci vogliono ancora parecchi mesi prima dell’estate. E un’altra cosa: mi piace il caldo! Strano per una che vive a New York penserete, ma in questo caso l’amore per questa città ha superato l’amore per il caldo.

Il pilota annuncia che ci sono ventisette gradi in questo momento ed io sento la gioia sprizzare da tutti i pori. Sinceramente non vedo l’ora di vedere un po’ di Messico. La mia unica esperienza messicana nel passato è stata una notte bloccata a Tijuana, citta di confine raggiungibile a piedi da San Diego. Non la definirei certo una vacanza quella, quindi parto con l’idea che io in Messico non ci sono mai stata.

Finalmente atterriamo. Un signore sta consegnando dei moduli da compilare a quasi tutti i passeggeri. Dico quasi perché mi guarda e mi dice “a te non serve”. Non so perché ma la cosa mi insospettisce, per cui chiedo alla signora dietro di me di cosa si tratta. “Sono i moduli dell’immigrazione. Tutti gli stranieri devono compilarli” Boh! Mi hanno scambiato per messicana. Ma vi pare?? Questa ancora mancava alla mia lista di presunte nazionalità. Ma tiriamo avanti che non vedo l’ora di essere fuori da qui e all’aria aperta.

Finalmente dopo circa quarantacinque minuti di code e controlli, mi avvio all’uscita, dove mi aspetta Gianluca. Il piumino è incastrato nel manico della valigia, il maglione è dentro la borsa ed io sono rimasta in canottiera. L’unico problema rimangano gli Ugg e le calze di lana. Ho i piedi in ebollizione tanto da sentire il calore arrivare alla punta dei capelli. 

Fuori dall’aeroporto un sorridente Gianluca mi attende con tanto di macchina fotografica per immortalare il mio arrivo a Cancún.

“Smile!! Sei in Messico ora!”

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