24
Mag-2013

Marina del Este, Andalusia

Cerco di capire come potesse essere un tempo qui.

Il porticciolo è carino, quasi mi ricorda Poltu Quatu in Sardegna: una piccola insenatura dall’acqua verde e le barche ormeggiate lungo la darsena, in attesa del prossimo viaggio. Se non fosse per un piccolo ristorante con qualche tavolo all’aperto, potrei pensare di essere in un villaggio fantasma.

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Marina del Este – Spain

“Qui si faceva la fila per potere trovare un posto” mi dicono i miei amici.

“Pomeriggio, sera e notte, era un movimento continuo. Gli appartamenti in affitto lungo la marina costavano un occhio della testa, ma erano sempre pieni, in qualsiasi stagione”

Mi guardo intorno ora e noto le crepe nei muri delle case disabitate, quelli che erano un tempo i negozi e i locali ormai vuoti con le serrande abbassate. Anche la guardiola del posto di sicurezza, un tempo necessaria per assicurare tranquillità e privacy agli abitanti, è in stato di abbandono e la barra dell’ingresso sollevata a lasciar passare tutti, tanto ormai è davvero poca la gente che ci viene. Giusto qualche curioso forse, un po’ come noi, alla ricerca di qualcosa da fare in questo pigro pomeriggio domenicale.

Qualche pescatore paziente è in attesa che il pesce abbocchi all’amo, nonostante i segnali di divieto di pesca affissi ovunque. Ma tanto chi li controlla ora? In cima alla collina che sovrasta il porticciolo erge il faro, almeno quello ancora attivo! Non sappiamo bene come arrivarci, ma dopo una serie di tentativi, durante i quali siamo finiti dentro proprietà private o infilati in qualche strada senza uscita, finalmente riusciamo a trovare la via.

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E’ la prima volta che vedo un faro da vicino, ed è ben valsa l’arrampicata lungo gli scalini scavati nella roccia per arrivarci. Come al solito, la vista dall’alto è sempre spettacolare e considerato che è quasi il tramonto, è ancora più bella.

“Tredici anni che viviamo qui e dovevamo aspettare che arrivassi tu per venire fin quassù “.

Neanche i miei amici erano mai stati li, ma sappiamo bene che non si e’ mai turisti in casa propria e si danno troppe cose per scontato. La discesa è ovviamente più facile e mentre ritorniamo alla macchina, ci rendiamo conto che c’era una strada che ci avrebbe portato dritto al faro senza doversi fare la scarpinata su per le scale. Folate di vento portano nell’aria un profumo familiare che quasi si sembra di essere a casa.

“Ma questo è murdegu (cisto)!”

Ebbene si, siamo sempre sul Mediterraneo. E la voglia di Sardegna si fa sempre più intensa.

 

 

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