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Mag-2013

Mandara, il primo rifugio. Di Roberto Pierobon

Giorno 21 settembre 2012 ore 7.00 sveglia colazione e incontro di presentazione con le guide e i portatori: guida Remid Muassy, vice guida Joseph Igombre, cuoco Tito Kimario, portatore Enock Loti, portatore Honest Valeriani, portatore Ashiley Molely, portatore Athumani Juma, portatore Gadiel Emanuel.

Caricati i bagagli nel pulmino e stipate le persone (9 posti  ed eravamo in 12 persone) partiamo alla volta del Kilimanjaro National Park presso la Marangu Gate, porta d’ingresso alla via che ci porterà alla cima il picco Uhuru, “Libertà” in lingua swahili, quattromila metri più in alto. Le statistiche dicono che soltanto una su cinque tra le migliaia di persone che ogni anno tentano la via normale di salita riescono ad ammirare da vicino il trono di ghiaccio di Ngai, il dio della Montagna Bianca.

Arrivati a Marangu, sbrigate da parte della guida tutte le formalità d’ingresso e scattate le foto di rito, si comincia il trekking, Dal Marangu Gate al primo rifugio, il Mandara, si attraversa una folta foresta pluviale popolata da scimmie e numerose specie di uccelli. La pista sterrata che in quattro ore di marcia conduce al primo rifugio è scavata nel folto della giungla, solcata dalle tracce dei fuoristrada e dopo pochi chilometri, cede il passo a uno stretto sentiero che prosegue sotto la volta della foresta. Salendo lungo la pista abbiamo incontrato numerose comitive provenienti dalla direzione opposta che ci facevano, oltre ai saluti, anche gli auguri, auspicando buona fortuna. Sul momento siamo rimasti perplessi di fronte a tanta gentilezza. Avremmo compreso solo in seguito, al ritorno, come oltre alla cortesia fosse presente anche un pizzico d’ironia nei riguardi di chi, accingendosi a salire per la prima volta, ancora non aveva conosciuto la fatica implicita in un tale proposito. Durante la salita, sosta d’obbligo per il pranzo al sacco, cosa che si ripete per i restanti giorni di salita e discesa. Alla sommità di una radura erbosa in lieve pendenza, inondata da un sole accecante, ci accoglie il Mandara. La prima tappa ha termine presso questo delizioso rifugio, costituito da un insieme di piccole capanne di legno che ricordano le baite alpine, stile inconsueto per l’equatore. Visto l’ora, decidiamo per una scampagnata di un’ora per visitare un cratere lì vicino: il Maundi Crater.  Al rientro ci aspetta una cena calda.

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Ingresso Marangu!

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