17
Mag-2013

Malaga, la ricca

E dopo Granada, eccomi giunta a Malaga.

Cerco di colmare la mia ignoranza chiedendo a Carmen, la mia ‘guida’ turistica più informazioni possibili su questa città. Arriviamo dalla parte del porto, dopo avere percorso con l’autobus la strada costiera di paese in paese che collega Almunecar a Malaga e ho l’impressione di trovarmi in una cittadina non tanto grande. Carmen mi corregge subito: siamo nella sesta città più grande della Spagna, dopo Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia e Saragozza. Ho sentito pareri contrastanti sulla sua bellezza: c’è chi preferisce Granada perché più antica a più ricca di storia, c’è chi trova Malaga più affascinante per via della bellezza estetica che la contraddistingue.

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Per quanto mi riguarda, quest’ultima ha già un punto a suo favore: è una citta’ di mare. Arrivate alla fermata del bus, ci avviamo verso il centro, non difficile da individuare per via del campanile della cattedrale che spunta tra i tetti e le palme del porto. “Vedi che c’è solo una torre?” Mi dice Carmen, “durante la costruzione, i soldi finirono e la cattedrale non fu mai completata, tanto da meritarsi il nome di “La Manquita” ossia “la monca”.

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Una delle cose che mi meraviglia maggiormente è la pavimentazione delle strade del centro, tutta in marmo, e i palazzi e le case che trasudano lusso. Come mi viene poi confermato da Carmen, questa è una delle città più ricche della Spagna. Non solo: colmo un’altra lacuna della mia ignoranza scoprendo che qui è nato Pablo Picasso, che sino ad ora per me era nato in Spagna, senza sapere esattamente dove. Anche Antonio Banderas è nato qui, cosa che forse mi affascina più che il Picasso (mi scuso con gli amanti dell’arte, ma io sono molto più terra-terra per queste cose!).

Toh! Un castello arabo! E ovviamente in cima a un colle! Strano, non mi era ancora capitato di vederne neppure uno sinora. Mi auguro soltanto di avere perso peso e rassodato il corpo dopo tutte queste camminate, salite e discese! Altro che palestra, due settimane in giro per l’Andalusia sono una ginnastica perfetta.

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L’Alcazaba è uno dei monumenti più famosi di Malaga ma visitarlo tutto è un’impresa non da poco, soprattutto quando si hanno solo poche ore e il passo è rallentato. Fossi stata da sola sarebbe stato diverso, ma devo tenere in considerazione Carmen e i suoi sessantotto anni. Dopo una veloce escursione su e giù per l’Alcazaba, ci fermiamo per un boccone al Pimpi, un ristorante nella stessa piazza, dove sorge il castello. Imparo qui che dovrei sempre chiedere una “caña”, termine generico per indicare la birra, piuttosto che ordinare una “cerveza” di marca solitamente più costosa (questi i suggerimenti di Carmen) e mentre lei ordina un fritto di “boquerones”, una specie di sardine, io che sono golosa di avocado (e l’Andalusia è la terra dei frutti tropicali) mi gusto una buonissima insalata di avocado, gamberetti, lattuga e mango! Mammia mia che bonta’!! Questo è il paradiso!

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Continuiamo a girare per le vie del centro; piazza della Merced e la casa dove è nato Picasso con annesso un museo a lui dedicato, la piazzetta con la chiesa del Sagrado Corazón e le varie strade piene di negozi di ogni genere. Fortunatamente è pomeriggio inoltrato e parte i ristoranti e i bar, la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse per l’ora della siesta, o qui ci sarebbe da dichiarare la bancarotta. Il nostro bus per Almunecar riparte alle diciassette per cui abbiamo giusto il tempo di un caffè veloce al bar della stazione e si torna a casa, dove Aurora mi aspetta per cena.

Ps: Malaga 1 – Granada 0.

Per quanto abbia trovato Granada incantevole, Malaga mi è piaciuta di più….per quel poco che sono riuscita a vedere di entrambe. Magari dovrò tornare per una visita più accurata!!

 

 

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