06
Mag-2013

La prima volta che ho messo piede a New York è stato come se io questa città la conoscessi già, come se ci fossi già stata. Mi aggiravo per le strade di downtown con il naso per aria a guardare i grattacieli e avevo addosso questa sensazione di déjà-vu. No, non era perché ho visto tanti, troppi film ambientati a New York per cui tutti i luoghi mi sembrano familiari; era proprio come se io qui ci avessi già vissuto!Una vita precedente forse? Chi lo sa, fatto sta che mi sono sentita subito a mio agio. Quando arrivano gli ospiti in visita io ovviamente mi sento in dovere di fare gli onori di casa, e come una brava donnina che mostra con orgoglio la sua abitazione ai nuovi arrivati, io faccio lo stesso con la mia città adottiva.

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(sembra piccola, ma non lo e’!) 

Una delle mete preferite dai turisti è naturalmente la Statua della Liberta. Ricordo ancora la delusione la prima volta che la vidi, semplicemente perché’ me la immaginavo molto più grande! Stiamo parlando di un’altezza equivalente a un palazzo di trenta piani, non è piccola, ma chissà perché’ io me la aspettavo IMMENSA! Da qualche anno a questa parte non è più possibile accedere alla corona per cui a mio parere è una meta da visitare velocemente, quattro fotografie e via verso un’altra destinazione. Io sono riuscita solo una volta ad arrivare sino a su…e quando dico riuscita è proprio perché mi sono dovuta fare coraggio, trattenere il respiro e pensare a tutto, tranne al fatto che stessi risalendo una scala a chiocciola all’interno di una statua con il vuoto intorno a me, con le gambe che tremavano e i conati di vomito che mi facevano restringere lo stomaco. Se salire e’ stato traumatico, scendere e’ stato agghiacciante; casomai permettessero di nuovo l’accesso e soffrite di vertigini, NON PENSATECI NEPPURE!

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(Ingresso al museo dell’immigrazione di Ellis Island)

Molto più interessante a mio parere è una visita a Ellis Island, l’isola dell’immigrazione.Vi ricordate la scena del padrino in cui Vito Corleone sbarcava per la prima volta in America ancora bambino e dovette fare la fila per il controllo dei documenti? Ecco, quella sala enorme in cui il futuro mafioso aspettava pazientemente il suo turno fa parte della struttura presente sull’isola, che da anni ormai e’ diventata un museo. Nell’ampio giardino sul retro è stato eretto un muro in cui sono incisi i nomi di tutti degli emigrati che entrarono negli Stati Uniti passando per Ellis Island sino al suo anno di chiusura. Non c’è nessuno che porta il mio cognome: ecco qui che la mia teoria sul fatto che la sensazione di déjà-vu potesse dipendere da un antenato sbarcato in America chissà quanto tempo fa comincia a fare acqua. Trovo qualche Salvatore Sanna, il nome del mio nonno materno ma Salvatore Sanna in Sardegna è come il Mario Rossi nel resto d’Italia o Jeff Smith negli Stati Uniti, quindi niente da fare.

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(non e’ mio nonno)

C’è una sezione dedicata anche ai “nuovi” immigrati: potrei fare incidere anche il mio nome volendo (bisogna iscriversi ad una associazione e pagare una quota se  non sbaglio) ma chi mi verrebbe a cercare giacche’ nessuno tra mio fratello, mia sorella ed io abbiamo avuto figli? In attesa di qualche miracolo che mi renda almeno zia, mettiamo questo progetto in attesa. Chi ha orecchie per intendere……..

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