14
Apr-2013

E’ il 14 agosto e non abbiamo fatto nessun programma per l’indomani.

Il ferragosto in Sardegna si sa, è un macello ovunque si vada, per cui abbiamo deciso di rimanere a casa. Basta però che qualcuno avanzi una proposta un pochino allettante e tutte le buone intenzioni fanno a farsi benedire. Quando il mio amico Massimo propone di partire alla volta dell’Ogliastra, io che non ci sono mai stata (insomma, non sono mai stata da nessuna parte), accetto volentieri. Ovviamente non è un viaggio che si può fare in giornata perciò dobbiamo almeno trovare alloggio per una notte.

Roba da pazzi penserà qualcuno, ma la fortuna ci assiste e riusciamo ad affittare una casa a Posada, un paese leggermente piu’ a nord rispetto alla nostra meta,  grazie all’aiuto di un’amica di Nuoro e al buon cuore del proprietario dell’agriturismo Guparza, che essendo al completo, ci offre il suo appartamento al centro del paese. Il primo pomeriggio lo trascorriamo a Cala Liberotto.

Il mare della Sardegna non finirà mai di stupirmi. A seconda della zona, i colori cambiano di volta in volta. Si passa dalla sabbia finissima e bianchissima e il mare turchese alla spiaggia dorata e il mare verde smeraldo, dai ciottoli colorati e il mare azzurro alle rocce levigate dall’acqua o taglienti e appuntite come lame. Ovviamente il fine ultimo di questo viaggio improvvisato è quello di andare a vedere le famose cale dell’Ogliastra.

Cala Mariolu, Cala Sisine, Cala Luna e Cala Goritze sono quelle più famose, ma tutta questa zona è caratterizzata da piccole insenature incastonate in mezzo a strapiombi a picco sul mare. La maggior parte di questi posti è raggiungibile sono camminando lungo i sentieri in mezzo alle montagne, via mare o per i più esperti e coraggiosi, scalando le pareti rocciose che li contraddistinguono. Noi si va per mare, col barcone degli immigrati come lo chiamo io: in poche parole un battello stracolmo di turisti accaldati e sudati, che mi ricorda una delle scene che vedevo in televisione quando arrivavano le barche dell’Africa o dell’Albania lungo la costa italiana.

Una fermata intermedia a Orosei, col battello che praticamente arriva direttamente in spiaggia, per far imbarcare altri passeggeri e si riparte subito. Il paesaggio intorno mi fa dimenticare le circostanze della nostra sistemazione e poi come si dice in inglese, considerata la giornata particolare e il fatto che si sia deciso tutto all’ultimo momento, beh, i mendicanti non si possono permettere di scegliere. Ma va bene cosi. Io poi che da anni sogno di poter vedere Cala Mariolu, di cui mi sono innamorata dopo averla vista in un libro sulla Sardegna, sono in un brodo di giuggiole.

Vista dal vivo è ancora più bella di quanto mi aspettassi. Avrei fatto volentieri a meno della marea di gente che continua ad arrivare e partire, con cui devo davvero sgomitare per avere un angolino tutto per me. Un consiglio spassionato: se volete vedere questa zona, scegliete un altro mese, tranne che agosto, o forse comunque i mesi estivi. Mi riprometto che tornerò in primavera o in autunno per godermi davvero questo paesaggio da favola in tutta tranquillità.

Seconda tappa: Cala Luna.

Questo è un altro di quei posti da cartolina. L’ho sempre vista nei depliants turistici, fotografata dall’alto per mostrare il corso d’acqua che attraversa la spiaggia e il verde delle montagne intorno che fanno da cornice a questa località incantevole. Troppa gente. Il comandante del battello ci propone due cose: aspettare di potere attraccare e trascorrere lì un’oretta (ci vorrà del tempo prima di potere sbarcare poiché abbiamo altre due o tre imbarcazioni di fronte a noi) oppure si salta questa tappa e si va direttamente a Cala Sisine.

La prospettiva di passare un’ora sul barcone con le altre persone incollate addosso non è allettante per nessuno e all’unanimità si sceglie la seconda proposta. Se a Cala Mariolu i ciottoli della spiaggia sono bianchissimi tanto da essersi meritata il nome di “Fiocco di Neve”, a Cala Sisine sono invece colorati. Le colline piene di alberi verdissimi fanno a gara per spuntare alle spalle della cala, mentre i ginepri dal legno contorto, crescono nei punti più impensati, arrampicati saldamente alle rocce.

Cala Goritze è un altro posto in cui non possiamo fermarci. Possiamo soltanto ammirarla da lontano: la guglia altissima caratteristica, l’arco sul mare e l’acqua azzurrissima che se non sapessi di essere lasciata lì in balia di me stessa, mi butterei subito in acqua, ORA. Si torna a casa che ormai è buio. E’ stata una lunga giornata ma ne è valsa la pena, almeno per avere un’idea di quanto sia magnifico questo posto.

Una cosa è certa: dovrò assolutamente tornare in un periodo diverso e vederlo in tutta la sua bellezza.

 

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