23
Apr-2013

Le Grotte di Nettuno

Alghero è una cittadina come poche altre in Sardegna. I suoi abitanti ancora parlano il catalano, reminiscenze della dominazione spagnola, tanto da essere anche conosciuta come “Barceloneta” ossia piccola Barcellona.

Una delle attrazioni principali e più note sono le Grotte di Nettuno e visto che sinora abbiamo trascorso la maggior parte delle nostre giornate al mare, propongo come alternativa una visita a Capo Caccia con conseguente ingresso alle grotte. La mia idea è accolta con poco entusiasmo dalle due più giovani americane in vacanza con me, mentre la mia amica Donna ancora una volta non mi delude e accetta immediatamente. Guida turistica a portata di mano, comincia subito leggere tutto ciò che riguarda le grotte, mentre ancora si cerca democraticamente di decidere cosa fare.

Tagliamo la testa al toro perché’ la democrazia spesso non funziona come dovrebbe: “Uno per tutti e tutti per uno: la macchina è la mia, guido io, pertanto decido io cosa fare. Si va a Capo Caccia”. “Prendiamo il battello o andiamo giù per le scale? Non vorrei sbagliarmi, ma penso si debbano scendere circa centocinquanta gradini scavati nella roccia, sino ad arrivare all’ingresso. E la vista durante la discesa dovrebbe essere mozzafiato!”

Donna nel frattempo, sempre nella sua postazione di navigatore, mi lancia uno sguardo enigmatico. Sta ancora leggendo la guida e facendo finta di cercare qualcosa nella borsa ai suoi piedi, si china verso di me e mi sussurra “Sono molti di più!” Ovviamente questa è un’informazione che non possiamo condividere con le altre, consce del fatto che questa gita ha riscosso comunque poco successo. Arriviamo al parcheggio di Capo Caccia e come si fa a non rimanere affascinate dallo spettacolo che si presenta davanti ai nostri occhi? Siamo nel punto più alto, e la vista va dagli strapiombi a picco sul mare alle piccole insenature, dove le barche ancorate si fanno dolcemente cullare dal mare azzurrissimo.

Il morale comincia a migliorare. Alla fine dei conti, si può tranquillamente rinunciare a mezza giornata di ozio in spiaggia se si ha la possibilità di ammirare questo panorama. Cominciamo la discesa verso le grotte. Ovviamente abbiamo optato per le scale perché non vogliamo perdere tempo ad aspettare l’imbarco sia all’andata che al ritorno. 

“I gradini sono seicentocinquantaquattro” mi dice Donna mentre se la ride sotto i baffi. “Ah! Non mi preoccupa la discesa, quanto piuttosto la risalita. Secondo me le perdiamo per strada” rispondo, lanciando una sguardo a Jessica e Aleisha che ci seguono a ruota. Il giro all’interno non dura più di un’ora. Solo alcune centinaia di metri dei quattro kilometri di lunghezza sono accessibili ai turisti. La risalita è come avevo immaginato, molto più dura della discesa. E’ l’una del pomeriggio e il sole picchia forte. Ogni tanto mi giro a dare uno sguardo alle mie compagne di viaggio o faccio una sosta per riprendere fiato.

Jessica ed io arriviamo in cima alle scale per prime, poiché Donna è rimasta indietro a incoraggiare Aleisha che fra tutte, è quello con più difficoltà nella risalita. Aspettiamo circa dieci minuti prima di vedere le facce delle nostre amiche spuntare aldilà del cancello dell’ingresso.

“Aleisha, ti sei divertita?” chiedo ironicamente sapendo che mi avrebbe sicuramente mandato a quel paese. Non ha fiato per rispondere, ma da lontano vede la sua mano alzarsi in aria e col dito medio fare un gesto che non ha bisogno di traduzioni.

E’ il saluto internazionale.

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