02
Mag-2013

La disavventura in Tijuana

Una volta lasciata Tucson ci dirigiamo alla volta di San Diego. Ci sono già stata qualche settimana prima, in viaggio con un’amica conosciuta a Spokane ma è stata un’esperienza tragi-comica.

Michelle ed io partiamo per San Diego la mattina presto. Saremo ospiti di Brenda una sua amica che vive lì già da parecchi anni. E’ il mio primo viaggio all’interno degli Stati Uniti e non vedo l’ora di visitare i luoghi di cui ho sempre sentito parlare o giusto visto in televisione. Non abbiamo dei programmi o luoghi prestabiliti da visitare; vogliamo semplicemente trascorrere qualche giorno in pace e serenità, magari passare qualche ora in spiaggia, girovagare per la città e trascorrere le serate in compagnia di amici.

“Sai che si può andare in Messico a piedi da qui?” mi raccontano le mie amiche, “Basta arrivare al confine, lasciare la macchina al parcheggio e attraversare il ponte che collega gli Stati Uniti a Tijuana”. Due piccioni con una fava! In pochi giorni riesco a visitare due nuove località che subito propongo una giornata a Tijuana, con partenza la mattina e rientro in tarda serata. Brenda deve lavorare, cosi Michelle ed io ci facciamo accompagnare al confine e con pochi soldi in tasca, il giusto necessario per comprare qualcosa da mangiare e qualche souvenir ci accingiamo ad entrare in Messico. Non c’è nessun controllo entrando a Tijuana, né poliziotti né agenti doganali. Immagino che l’ultima loro preoccupazione sia che la gente voglia emigrare in Messico, per cui l’ingresso è libero per tutti. Un taxi ci accompagna sino al centro città, dove ci fermiamo in un locale a mangiare tacos e bere frozen margaritas. Passiamo il resto del pomeriggio a girovagare per i negozi a farci imbrogliare dai negozianti che mi vendono un bracciale d’oro che poi d’oro non è, dei francobolli per spedire delle cartoline il cui costo potrà mantenere un’intera famiglia messicana per un mese e un sombrero da riportare a Spokane come ricordo di questa gita inaspettata. Si sono fatte le cinque del pomeriggio e decidiamo che è giunta l’ora di rientrare a San Diego. Questa volta i controlli al confine sono più severi, ma ovviamente Michelle è cittadina americana e passa tranquilla senza nessun problema.

“Dov’è la Visa sul passaporto?” mi chiede l’agente dell’immigrazione americano.

“Non ce l’ho. L’hanno ripresa quando ho fatto domanda per la carta verde”

“Fammi vedere la carta verde allora”

“Non ce l’ho, non mi è ancora arrivata”

“Hai idea che non potevi assolutamente lasciare gli Stati Uniti senza un permesso giacché hai fatto domanda per la carta verde?”

“Ovviamente no, dato che sono qui”
“Devi rivolgerti all’incaricato dei casi speciali allora”

“ Dove lo posso trovare questo agente dei casi speciali?”

“E’ già andato via per oggi, tornerà al lavoro domani”

“Scusa non ho capito. Io sino a domani che faccio allora?”

“Dovrai rimanere a Tijuana sino a quando non ti viene rilasciato il permesso d’ingresso per gli Stati Uniti”

Giuro che manca poco perché mi venga un attacco di cuore. Trascorrere la notte a Tijuana? E dove? E soprattutto come, dato che ormai non abbiamo più un soldo in tasca. Nel frattempo siamo accompagnate in una stanza dove un poliziotto dall’aria feroce procede ad interrogarmi.

“Da dove vieni? Cosa sei venuta a fare a Tijuana? Quando sei arrivata? Perché’ sei uscita dagli Stati Uniti senza permesso?”

Mi sembra di essere un criminale colto in flagrante nel commettere un reato. Cerco di spiegare che l’intenzione era giusto quella di trascorrere un pomeriggio diverso ma l’agente sembra non volere sentire ragioni, tant’e’ che alla fine scoppio in un pianto dirotto. Da questo momento in poi Guillermo si intenerisce, mi racconta che anche lui ha avuto un problema simile al mio quando perse i suoi documenti mentre si trovava in qualche paese asiatico che ora non ricordo, e ci suggerisce di trovare un albergo dove trascorrere la notte e ripresentarci la mattina successiva in modo da sbrigare tutte le pratiche necessarie per il mio rientro a Spokane. Preoccupato della situazione che si viene a creare sulla linea di confine al calare della notte, dove anime in pena e disperati di ogni genere si allineano per cercare di entrare più o meno legalmente negli Stati Uniti, Guillermo ci accompagna sino al Marriot Hotel che dista qualche centinaia di metri dal suo ufficio. Brenda nel frattempo ci ha raggiunto da San Diego con tanto di carta di credito per pagare le spese dell’alloggio. Il mio nuovo amico ci fa promettere che per nessun motivo lasceremo la nostra stanza d’albergo: Tijuana non è un posto raccomandabile dove aggirarsi la notte per tre ragazze sole come noi. Una volta preso possesso della nostra camera, dobbiamo decidere come trascorrere il resto della serata. Sono appena le venti e abbiamo ancora parecchie ore davanti a noi prima che arrivi la mattina ed io possa finalmente incontrare questo famigerato agente dei casi speciali. Lo so, molti di voi penseranno che siamo delle incoscienti e sinceramente a distanza di tempo e con la mente fredda, mi rendo conto che questa non è una delle mosse più sagge che abbia fatto in vita mia, ma decidiamo comunque di uscire a mangiare un boccone e magari fermarci in un bar per un drink prima di andare a dormire. Fortunatamente la notte scorre senza nessun incidente e l’indomani mi presento puntuale al mio appuntamento. Mi ritrovo in una stanza piena di gente, tutti in attesa di essere interrogati per decidere quali saranno le loro sorti. L’unica non messicana sono io! Arriva il mio turno e dopo avere parlato con Janice a Spokane, che nel frattempo ha spedito via fax tutta la documentazione che comprovava la mia richiesta per la Carta Verde, e verificato che fosse tutto in regola, mi viene rilasciato un foglio da mostrare all’agente di confine che mi lascerà finalmente tornare a casa.

“Libertà vigilata?” mi chiede il poliziotto seduto al confine controllando i miei fogli “Si suo sapere che hai combinato?”

Lui sembra più sorpreso di me per tutta questa situazione che si è venuta a creare.

La risposta è la prima cosa che mi viene in mente: “Ma boh!!! Ho mangiato due tacos e bevuto una margarita! Non pensavo fosse un reato cosi’ grave!”

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