03
Mag-2013

Il sogno di una bambina

Ricordo ancora la prima volta che sono salita su un’areo. Era anche la prima volta in assoluto che lasciavo la Sardegna, perché non avevo mai avuto la possibilità di viaggiare prima di allora. Mio padre mi portava in Spagna, a Soller esattamente, nell’isola di Majorca. Avevo dodici anni e una voglia incredibile di girare il mondo.

Da bambina passavo ore a guardare il cielo, a cercare di immaginare di toccare le nuvole che nella mia mente avevano la consistenza e la dolcezza dello zucchero filato. Viaggiavo già da allora, ancora prima di prendere quel volo. Viaggiavo con la mente, sognavo di scoprire posti nuovi e immaginavo che quel treno che vedevo fermarsi alla stazione,  alla fine della strada dove abitavo, potesse portarmi ovunque, in ogni angolo della terra. Non sarei andata di certo lontano a quaranta kilometri orari sul trenino delle Ferrovie Complementari della Sardegna, ma come potevo saperlo allora? Come potevo sapere che c’erano mari da attraversare, montagne da scalare e confini da oltrepassare?

E viaggiavo con la mente leggendo i libri che mio padre mi regalava: in giro per il mondo come nei Viaggi di Gulliver, in mezzo alle neve e al ghiaccio del Canada insieme a Zanna Bianca oppure  lungo le sponde del Mediterraneo in compagnia di Emond Dantes, meglio conosciuto come il Conte di Montecristo. Arrivò poi Sandokan, l’affascinante principe e il mondo lontano dell’India e della Malesia, Heidi tra le Alpi e la Germania, Oliver Twist e la sua Londra, Tom Sawyer e il lontanissimo Missouri. Ma il primo vero viaggio con la fantasia lo feci quando a nove anni mi ritrovai a leggere un fumetto di Topolino. Non ricordo esattamente lo scenario, ma ho un vago ricordo di Zio Paperone, di un luogo magico e del suo viaggio sino ad arrivare a Machu Picchu. E cosi mi innamorai già da allora di questa località che nella mia mente ha sempre mantenuto quest’aura di mistero e di posto incantato.

Ma gli anni passano e con gli anni arrivano le responsabilità dell’età adulta; la scuola prima, la ricerca di un lavoro per non dovere più dipendere dai miei genitori poi, una casa e le spese che questa comporta, le regole da seguire e da rispettare per essere parte integrante della societa’ e tante altre cose che mi fanno mettere i miei sogni nel cassetto e dimenticare dove ho nascosto la chiave. Non sono mai stata come le altre ragazze della mia età e mentre le mie coetanee sognavano un marito, dei figli e una cosa accogliente in cui vivere,  io sognavo l’America e mille altre avventure. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono chiesta se fossi ‘normale’, mi sono chiesta perché’ non riuscissi ad entusiasmarmi al pensiero di avere una famiglia tutta mia, un lavoro sicuro e uno stipendio da portare a casa a fine mese. Certo, ho lavorato tanto in vita mia e in ogni lavoro che ho fatto ho messo tutta la mia passione e dedizione, sia che si trattasse di fare la baby-sitter, lavorare come commessa o cameriera, sia che si trattasse di dirigere un ufficio con quaranta persone. Ma c’era sempre quel cassetto chiuso a chiave dentro al quale avevo rinchiuso tutto ciò che ho sempre desiderato. Ho continuato sempre a viaggiare però e non potendolo fare spesso come avrei voluto, ho viaggiato tramite i racconti dei miei amici, tramite le foto che scattavano nei vari posti visitati, tramite internet, tramite i programmi in televisione e ho viaggiato ancora più spesso nei miei sogni.

Il tempo continua a scorrere inesorabile però e il tempo non perdona. Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi. E cosi ho lasciato il mio lavoro, ho lasciato uno stipendio sicuro per inseguire il mio sogno. C’è chi mi ha dato della pazza, c’è chi mi ha augurato buona fortuna, c’è chi si preoccupa e c’è chi dice di invidiarmi per avere preso una decisione cosi drastica che ha cambiato il corso della mia vita. Eppure non sono mai stata più felice e più serena di cosi, senza nessun pentimento di alcun genere.  Incoscienza forse, data la poca preoccupazione di ciò che potrà essere domani, senza un lavoro, senza una fonte di guadagno certo. Ma ho solo una vita da vivere e la voglio vivere al meglio, facendo le cose che ho sempre desiderato fare. E tra quei desideri e’ rimasto quel sogno di una bambina di nove anni, che voleva vedere Machu Picchu. Non sono ancora riuscita a visitare questa parte del mondo, ma e’ uno dei traguardi che mi sono ripromessa di raggiungere entro la fine del prossimo anno. E cosi Machu Picchu l’ho rivisto da poco, nelle foto della mia amica che e’ stata li di recente, ogni foto un sospiro, ogni dettaglio una gioia. Le ho rubato queste foto, le foto del mio primissimo viaggio anche se solo con la fantasia e ancora una volta m’innamoro.

Ho ritrovato la chiave del cassetto.

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