05
Giu-2013

I miei genitori a New York City…un’avventura!

Dopo avere cambiato casa e trovato un appartamento più grande, decisi di esaudire il desiderio di mio padre e farlo finalmente venire a trovarmi a New York. Mio fratello, mia sorella ed io gli regalammo i biglietti di andata e ritorno a Natale ma ovviamente decidemmo di farli viaggiare in primavera, in modo da avere delle temperature più clementi. I miei genitori arrivarono a New York una sera di marzo in compagnia di mio zio e mia zia. Io non potevo comunque assentarmi dal lavoro e per fare in modo che si potessero godere la città senza paura che si perdessero chissà dove, chiesi a mia sorella di venire con loro.

Volevamo sorprenderli. Mio padre già tre settimane prima della partenza aveva i bagagli pronti e si era rinchiuso in casa per paura che qualche raffreddore gli impedisse all’ultimo momento di partire. (Uomo previdente il mio papà!!!!!!!!).Arrivai al JFK mezz’ora prima dell’orario previsto per l’atterraggio. L’autista della limousine mi venne incontro e gli spiegai che la mia famiglia, a parte mia sorella, non sapeva che avevo noleggiato la macchina e già mi pregustavo la scena quando si sarebbero ritrovati a viaggiare con tanto lusso. Aspettammo che tutti i passeggeri scendessero dall’aereo ma dei miei ospiti neppure l’ombra.

“Sei sicura che siano su questo volo?”
“Sono sicura si …e immagino anche cosa possa essere successo!”
“Cosa pensi che sia?”
“Gli hanno trovato la salsiccia!”
La prima a uscire dal terminal fu mia sorella, lo sguardo infuriato e il fumo che le usciva dalle orecchie:
“IO CON QUELLI NON CI VIAGGIO PIU!”
A breve distanza ecco comparire i miei genitori e i miei zii che se la ridevano sotto i baffi.
“Che cosa è successo? Non dirmi che hanno davvero trovato la salsiccia?”

Il tutto ebbe inizio a Fiumicino.
Io avevo spedito tutti i biglietti, compreso quello per mia sorella, ai miei genitori in Sardegna. Si sarebbero incontrati poi a Roma, poiché Paola arrivava da Firenze.
Una volta scesi allo scalo dei nazionali, la famiglia Brambilla in vacanza, decise di incamminarsi verso gli internazionali e aspettare lì mia sorella, che ovviamente non avrebbe mai potuto passare i controlli senza la valida documentazione. Fortunatamente un suo amico lavorava allora in aeroporto e fu mandato in spedizione punitiva a recuperare il biglietto.
“Ma come faccio a riconoscerli?”
“Quando vedi QUATTRO VECCHIETTI RINCOGLIONITI seduti da qualche parte, vai pure a colpo sicuro, tanto sono loro!”.
La missione fu portata a termine con successo, senza che mio padre ricevesse mai una risposta alla sua domanda “Come hai fatto a riconoscerci?” e mia sorella riuscì fortunatamente a imbarcarsi all’ultimo minuto. Arrivati a destinazione, dopo il controllo dei passaporti e il ritiro dei bagagli, c’era ovviamente da passare la dogana.
Quando i miei chiesero cosa avessi voluto mi portassero dalla Sardegna, chiesi loro un po’ di salsiccia sarda.
“Mi raccomando, tagliatela in più pezzi, avvolgetela bene e infilatela in mezzo ai vestiti, dentro qualche oggetto che impedisca di riconoscerne la forma o l’odore”. La forma della salsiccia era bene in vista sui monitor della sicurezza.
Era li, a forma di ferro di cavallo, quasi a gridare “SONO QUI! SONO QUI!”.
“Avete della salsiccia nei bagagli?” chiese l’ufficiale in inglese.
Mia sorella fece le dovute traduzioni e i quattro dell’apocalisse si comportarono come se stessero cadendo dalle nuvole.
“CHIIII??? NOIIIIII???? NOOOOO!!!!”
La storia andò avanti per qualche minuto. L’ufficiale insisteva, dicendo che sapeva benissimo cosa c’era dentro le valigie, i miei continuavano a negare anche di fronte all’evidenza, almeno sino a quando non si cominciò a parlare di sanzione monetaria.
“Evvvaabbbehhhh, pagheremo la multa. Quant’è?” chiese mio padre, affidandosi alle traduzioni di mia sorella.
“Non hai capito. Non è che siccome paghi la multa, questi ti lasciano portare via la salsiccia. Quella rimane qui comunque vadano le cose!” ripose Paola.
“E se gli offrissimo dei dolcetti sardi???”
“Finirai in galera per tentata corruzione …con pardule e piricchitus! Ma sei impazzito???”
Gli ufficiali della dogana quella sera si leccarono i baffi.
La multa non fu mai fatta, grazie al fatto che mio padre “avesse una bella figliola” (ssiiii, e un pezzo di salsiccia fatta in casa da mio zio per cena!!!!!!!).
Arrivammo ai parcheggi dove la limousine era ormai in attesa da più di un’ora (per fortuna l’autista ebbe pietà e non mi fece pagare lo straordinario!).
Mia sorella ed io sghignazzavamo come matte, osservando il gruppetto che si guardava intorno per individuare la macchina.
Aspettavamo di sentire commenti entusiastici sul tipo di locomozione che gli avevamo riservato, ma una volta indicato loro su qualche macchina dovessero caricare i bagagli, mio padre si infilò dentro la limousine come se fosse l’unica macchina che avesse mai conosciuto in vita sua e cosi fecero gli altri.
Paola ed io ci guardammo esterrefatte, mentre mio padre dall’interno della macchina urlava :“Siamo pronti a partire????”

 

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