03
Giu-2013

From the Dead to the Read – di R. Pierobon (part II)

Al mattino alcuni temerari hanno approfittato per rifare il bagno curativo nelle acque del Mar Morto, e subito dopo colazione galattica, siamo pronti a incamminarci verso la prossima meta. Anas ha già preparato tutte le biciclette e caricati i bagagli nel pulmino, si riprende pedalare in direzione Mar Rosso. Ci accorgiamo subito che la giornata sarà faticosa: nei sali scendi della strada che costeggia il mar Morto, abbiamo il vento contrario e Lorella, essendo la più leggera, è obbligata a pedalare anche in discesa, altrimenti il vento la costringe a fermarsi. Arrivati alla fine della strada costiera, il vento si calma ma il caldo e l’umidita costringono Teo, Milena e Lorella a fermarsi e avvalersi del pulmino, mentre Piero, Giacomo ed io, accompagnati da Anas decidiamo di proseguire la nostra pedalata. Una volta iniziata la salita che ci porta fuori dalla depressione, anche Piero ed io gettiamo la spugna, lasciando solo Giacomo e Anas come superstiti della spedizione. Da lì a poco Ghepard sarà comunque costretto a tornare indietro a recuperarli perché’ ormai privi di energie. In cima alla collina dove consumiamo il nostro pasto, una comitiva di iracheni in vacanza sta ballando. Ci avviciniamo incuriositi e su loro invito ci uniamo anche noi alle danze, dando così inizio a uno scambio culturale spontaneo tra Italiani, Giordani e Iracheni: una cosa fantastica!! Si riparte subito dopo alla volta di Karak, città nella quale pernottiamo per una notte e dove visitiamo il castello, una fortificazione crociata che aveva lo scopo di difendere Gerusalemme dall’incursione dei Mori. Le rovine del castello sono imponenti e dopo avere scattato decine e decine di foto, ripartiamo in bicicletta in direzione della riserva naturale di Dana, dove giungiamo verso sera.  Qui alloggiamo in un caratteristico villaggio in fase di ristrutturazione: le camere molto spartane si sposano benissimo con il contesto delle rovine e la cena si consuma nell’unico ristorante del posto. Un gruppo di Giordani ci intrattiene con canti, suoni e danze popolari coinvolgendo tutti quanti noi e rendendo la serata superlativa.

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 La riserva naturale di Dana – Dana Nature Reserve

Nuovo giorno, nuova corsa. Oggi ci dirigiamo, pedalando di buona lena, verso il castello di Shobak. Lungo la Strada dei Re si incontrano molte rovine poiché la strada costeggia la terra promessa e per questa ragione i crociati costruirono una serie di fortificazioni di difesa lungo tutta la linea. Arrivati nei pressi del sito, Atef ci conduce all’interno del castello attraverso un tunnel scavato dai crociati durante l’assedio dei Mori. Dotati di torce, procediamo a tastoni attraverso innumerevoli cunicoli fino a sbucare nella fortificazione e da qui procediamo con la visita dei vari luoghi, scattando foto e facendo dei brevi filmati. La giornata procede senza grossi problemi. Dopo la sosta di mezzogiorno in mezzo al nulla per assaporare una grigliata di pollo gustosissima preparata da Atef, che abbiamo letteralmente divorato, prendiamo un tratto di strada asfaltata (da precisare che il nostro tragitto è parallelo alla vera strada dei Re che è completamente asfaltata, mentre noi percorriamo per la maggior parte un percorso sterrato). A un tratto ci si presenta davanti una discesa: Piero e Anas ed io non perdiamo l’occasione di scendere a rotta di collo giungendo all’ingresso della Città di Petra, dove due poliziotti ci fermano a causa della nostra eccessiva velocità. Qui dobbiamo ringraziare il nostro buon Atef che ha mediato con loro togliendoci dai problemi e richiamandoci all’ordine!

Abbiamo grandi aspettative per quanto riguarda la nostra visita a Petra e decidiamo di fermarci qui una giornata intera in modo da goderci la visita completa di questa meraviglia. Iniziamo con l’incamminarci verso l’ingresso del canyon che porta al sito archeologico e giunti nei pressi dell’ingresso, Anas acquista i biglietti e contatta la guida locale che ci illustrerà tutti i segreti del luogo. Raggiungiamo l’ingresso del Sik, così si chiama il percorso che dobbiamo fare scavato tra le rocce che ci condurrà fino ad Al Khazneh, il “Tesoro”. Camminando lungo il sentiero e ascoltando Giacomo che ci traduce i racconti e le spiegazioni della guida, ecco che compare davanti a noi in tutta la sua maestosità e illuminato dal sole il Tesoro. Questa costruzione dei Nabatei, così si chiama la civiltà che lo ha scolpito nella roccia, è rimasta nascosta per secoli ed è ora una delle sette meraviglie del mondo.

Prima che la guida si congedi da noi, ci racconta che percorrendo un sentiero a gradoni si arriva in cima alla montagna, dove si trova il santuario e l’altare dei sacrifici. Indecisi sul da farsi, se fermarci a mangiare o addentrarci per il sentiero, decidiamo infine di proseguire. Ci viene offerto un servizio taxi su dorso di asino, e decidiamo di approfittarne in modo da rendere la salita più rapida e ritornare prima della chiusura del ristorante. Non l’avessimo mai fatto! Dopo aver contrattato il prezzo, il proprietario ci fa salire su sei asini, ci raccomanda di tenerci saldi e, in presenza di scalini, di spostare il peso in avanti. Ma come? Il ragazzo non li guida? Assolutamente no!

Lì per lì non abbiamo dato peso alle varie raccomandazioni ma appena liberati, gli animali cominciano a correre e gareggiare tra loro su chi deve stare davanti. Conoscono il percorso a memoria e non si fermano più sino a quando non arriviamo in cima. Non vi dico le urla e le imprecazioni: pensate che il sentiero si trova a strapiombo sulla montagna e ci sono dei passaggi tra le rocce dove bisogna chinarsi per passare. E non abbiamo messo in conto che c’è gente che sale e gente che scende!

Arriviamo al traguardo dopo aver sudato sette camicie dalla tensione e scesi finalmente dalle bestie, svoltiamo l’angolo e davanti a noi si presenta il Santuario, un edificio meno conosciuto del Tesoro, ma non meno imponente. Rientrati in albergo distrutti per la fatica, dopo aver cenato e nonostante la stanchezza, decidiamo di partecipare alla manifestazione notturna che si tiene ogni mercoledì sera di fronte al Tesoro. Rientriamo quindi nel sito e notiamo con meraviglia che all’ingresso del Sik, il canyon è stato illuminato con due file di candele in tutta la sua lunghezza creando un’atmosfera magica e meravigliosa. Camminiamo in silenzio assorti da mille pensieri e ammirando i riflessi delle candele sui fianchi colorati delle rocce, raggiungiamo lo spiazzo antistante il Tesoro, anche questo illuminato allo stesso modo. Qui ci fanno accomodare su delle stuoie e ci offrono il the del deserto; in contemporanea inizia lo spettacolo musicale, che crea una sensazione di altri tempi.

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