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Mag-2013

Finalmente in vetta! Uhuru Peak, la cima della liberta! – di Roberto Pierobon

Giorno 25 settembre 2012 ore 00.00 

Quinto giorno di trekking.  Saliamo ordinatamente, allineati in fila indiana dietro alla guida che procede con un ritmo lento e costante durante il lungo tratto iniziale, illuminato dai frontali. La traccia, facilmente riconoscibile, avanza a zigzag per i primi mille metri di dislivello, in cui si sale per uno smisurato ghiaione di pietrisco e pomice, circostanza che rende l’avanzata assai faticosa. Su questa via alcuni accusano un mal di testa. La vetta vera e propria si trova quasi dalla parte opposta rispetto al punto in cui si giunge sul bordo del cratere, la punta di Gillman, per cui occorre circumnavigare la caldera per un paio di chilometri procedendo in cresta, ora scendendo ma più di frequente salendo esposti al vento gelido. Finalmente alle 5:15 arriviamo all’Uhuru peak, la punta libertà, 5895 mt. appena in tempo per vedere sorgere il sole.

L’alba vista dall’Uhuru Peak – Sunset from Uhuru Peak


Il cielo è limpido, sospeso al di sopra di un mare di nubi apparentemente  solido che nasconde alla vista le pianure sottostanti, mentre appoggiato sul fianco l’imponente ghiacciaio o almeno quello che ne rimane, fa da sfondo (le statistiche parlano dello scioglimento totale entro il 2015).  

Iniziata la discesa, il tratto più lungo è il bordo, per la quale, si impiega circa mezz’ora. In altra mezz’ora si discendono i rimanenti mille metri di dislivello che separano la punta Gillman dal rifugio Kibo, correndo a grandi balzi sugli scoscesi pendii di fine pietrisco. La seconda vetta tra le più alte dei sette continenti è fatta. Dopo un’ora di riposo e dopo esserci riscaldati con un tè caldo riprendiamo la discesa fino al rifugio Horombo. 

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