New York City è composta da cinque distretti, i cosiddetti “boroughs”: La cosa che ancora trovo strana è che chi vive a Manhattan si definisce “di New York” mentre tutti gli altri specifichino esattamente l’area da cui provengono. Anche l’ufficio postale sa che negli indirizzi, New York è Manhattan, mentre per le altre zone la posta sarà indirizzata a Brooklyn, Bronx, Queens o Staten Island.

Oggi facciamo una visita a Brooklyn, DUMBO per l’esattezza. Agli americani piacciono questi acronimi che indicano esattamente un particolare punto della città. 

DUMBO sta per “Down Under the Manhattan Bridge Overpass” e comprende l’area tra il Manhattan Bridge e il Brooklyn Bridge. Negli ultimi anni questa zona è stata riqualificata con la creazione di parchi e giardini e l’istituzione di un servizio di battelli che collegano le due sponde dell’East River, facilitando l’accesso diretto a questo affascinante scorcio di New York City.

Questa parte di Brooklyn è anche conosciuta come il quartiere degli artisti, provenienti da tutto il mondo, che spesso hanno convertito i vecchi edifici, un tempo in disuso e spesso fatiscenti, nei loro studi o in vere e proprie gallerie. Durante l’ultima settimana di settembre, il DUMBO ART FESTIVAL, è ormai diventato uno degli appuntamenti immancabili della stagione, sia per gli amanti dell’arte, sia per quelli che come me vogliono semplicemente evadere dalla quotidianità e godersi queste bellissime giornate di inizio autunno dalle temperature ancora miti.

Sarà che io di arte non capisco nulla, ma alcune delle esposizioni mi lasciano alquanto perplessa. Cosa vuole rappresentare la ragazza legata e coricata lungo un vecchio binario con un modellino di treno che le viene incontro? Ma soprattutto, come si sentirà a fine giornata dopo avere trascorso ore e ore in questa posizione? E le lattine schiacciate e lasciate in strada che se non ci fosse l’art festival penserei a un mucchio di spazzatura lasciato lì da qualche incivile? Ma forse il punto è proprio questo.

MAH! Andiamo avanti e continuiamo il nostro giro in cerca di stranezze ancora più strane. Nel corso della giornata mi imbatto in ogni genere di artisti: ballerini, pittori, scultori, musicisti, cantanti, mimi e chi più ne ha più ne metta. Da profana dell’arte come sono, la cosa più bella per me è la vista sulla citta che da qui è meravigliosa.

Per quanto adori vivere a Manhattan, continuo a ripetere che chi vive nelle sponde opposte sia da una parte che dall’altra, ha la meglio su tutti gli altri dato che dalle loro finestre possono godere della vista su uno degli skyline più belli al mondo. I palazzi si stagliano contro il cielo in forme, colori e misure diverse e ovviamente sono riconoscibili quelli più alti e quelli più famosi, dall’Empire State Building, al Chrysler Building alla Freedom Tower che finalmente ha riempito il triste vuoto lasciato dalle Torri Gemelle.

Adoro la mia città. Ogni angolo una storia, ogni quartiere la sua gente. Il più grande calderone di popoli, culture, usanze, lingue e ideologie che nessuno può sentirsi straniero qui.

Welcome home everybody.

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