09
Apr-2013

Da Chicago ad Oklahoma City – di Nicoletta La Vite

La nostra avventura comincia.

Ci mettiamo subito in viaggio lasciando Chicago alle nostre spalle e ci dirigiamo verso St. Louis.

Fa un caldo da morire.

Tentiamo di passare dentro la città per una visita veloce, ma c’è troppa confusione e il traffico è tale che ci scoraggiamo subito e riprendiamo immediatamente la nostra Route 66 e ci dirigiamo verso Springfield.

Dall’Illinois passiamo per il Missouri ma la traversata è veloce e lo abbandoniamo subito per entrare nell’Oklahoma.

La giornata è ancora molto calda, continuiamo a macinare miglia e il mio compagno, per non farmi sentire la stanchezza e per tirarmi su di morale, mente spudoratamente sulla distanza ancora da percorrere.

E’ lui ovviamente che guida ed io che sono dietro un po’ mi annoio.

I paesaggi che ci circondano sono fantastici, ma non possiamo fermarci perché non vogliamo arrivare a Oklahoma City troppo tardi. Sarà lì che finalmente potremo riposarci un po’ prima di riprendere il nostro viaggio.

Cerco di ammazzare la noia contando i TIR che ci sorpassano: sono enormi!

Siamo diretti verso Tulsa, e il nostro GPS, senza cavo di alimentazione, si scarica completamente e noi rimaniamo affidati alla sorte.

L’unica cosa da fare a questo punto è fidarci del nostro istinto, sperando di trovare la giusta strada.

È pomeriggio inoltrato, siamo a pochi kilometri da Tulsa e sta per accadere qualcosa che non avevamo messo in programma: delle raffiche fortissime di vento minacciano di buttarci giù dalla moto e qui comincia il delirio.

Il mio motociclista tiene duro e riesce a mantenere la moto in corsia, quando all’improvviso comincia pure a diluviare!

La visibilità è minima, noi siamo zuppi fino al midollo non si vedono stazioni di servizio o un qualsiasi posto in cui ripararci.

L’unica cosa da fare è continuare a guidare nella speranza che smetta di piovere presto.

Finalmente troviamo un’aria di servizio, dove oltre distributore di benzina, ci sono anche varie catene di fast-food e di motel.

Entriamo in un Best Western per chiedere una camera.

La signorina che ci accoglie alla reception non è molto cordiale, anzi non lo è per niente.

Ha smesso di piovere e alla faccia del Best Western, decidiamo di rimetterci in moto e di raggiungere Oklahoma city come da programma.

Durante il nostro tragitto, fortunatamente, considerato che abbiamo solo un altro cambio di vestiti, i jeans e All-Stars si asciugano addosso.

Raggiungiamo la nostra meta e riusciamo a trovare una stanza d’albergo senza alcuna prenotazione.

E’ proprio qui che ci innamoriamo della catena di Motel Super 8.

Le camere sono carine, pulite e calde. Il personale è molto gentile e soprattutto, con sessanta dollari, abbiamo inclusa la prima colazione e l’accesso alla mini-piscina, dove possiamo metterci a mollo per rilassare le membra stanche.

E’ ora di andare a mangiare.

Davanti al motel c è un fast-food carinissimo, dove su ogni tavolo c’è un piccolo monitor a forma di palla da basket dove tu puoi seguire la partite in diretta .

Siamo stanchi morti e domani ci aspetterà un lungo viaggio verso il Texas.

Dopo la bufera, la pace.

L’America è anche questa.

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