25
Mag-2014

Cuba – Diario di Viaggio (prima parte) di Alessio Zucca

Copia di Camaguey

Arrivo a Cuba con l’immancabile bandiera dei Quattro Mori

Ci sono cose che nella vita desideri fare più di qualsiasi altra, ma pensi sempre che non sia arrivato il momento giusto per farle e così le rimandi… Il desiderio, però, si ripresenta sempre più frequente e sempre con maggiore intensità. Cerchi, allora, una motivazione valida per rimandarlo ulteriormente e trovare una giustificazione valida per motivare la scelta. Ma non è sempre possibile trovarla e così… devi cedere! Succede così che, un po’ per gioco, un po’ per sfida, ci troviamo a prenotare un volo per l’isola dove il tempo si è fermato: Cuba!

Geograficamente Cuba è la più grande isola del mar dei Caraibi, si trova ad appena 80 miglia a sud delle isole Keys, ma sono più di 80 gli anni che separano Cuba dalle vicine coste degli Stati Uniti. La partenza è, come al solito, dall’aeroporto di Roma-Fiumicino con destinazione finale l’aeroporto internazionale di L’Avana. Si parte la mattina, si fa scalo a Parigi (CDG) e in poco più di sei ore di volo si viene catapultati in una realtà dove non è soltanto la ragione e il “vil denaro” a governare. Cuba è un viaggio unico che mette assieme non solo natura e ritmi caraibici, ma anche qualità umane che sempre più difficilmente si riescono a trovare nelle persone. Certo c’è anche quello che voi tutti pensate, ma quello che rimane impresso con maggiore intensità, è la voglia di socializzare, di partecipare, di vivere insieme… di condividere!

Ma procediamo con ordine…

Sapevamo che non si trattava di un viaggio come tutti gli altri. Cuba non è solo un viaggio nello spazio ma è un vero e proprio viaggio nel tempo! I sentimenti erano diversi da quelli degli altri viaggi e, talvolta, erano anche contrastanti tra loro. Solitamente la partenza è il momento più emozionante dove c’è più adrenalina… questa volta è diverso… si, certo siamo euforici… ma c’è un po’ di paura nell’aria… forse perché si sospetta che possiamo essere oggetto di qualche attenzione particolare… si teme di fare qualche sbaglio e finire nei guai… si è intimoriti da quello che è Cuba, non dimentichiamoci che Fidel Castro non c’è più ma è pur sempre una dittatura quella che governa l’isola.

Il viaggio era stato pianificato con cura e si era deciso di comune accordo di fare il tour dell’isola partendo proprio dalla visita della capitale e facendo rotta verso Sud. Si erano assunte informazioni dalle maggiori fonti del web e così avevamo letto che era necessaria una assicurazione medica e il visto turistico per accedere al Paese che potevano essere acquistati entrambi in loco.

Lunedì 3 dicembre ci presentiamo, quindi, al banco del check-in muniti del nostro bel passaporto e carichi di entusiasmo. L’hostess ci chiede “dove andate ragazzi?”. Io Costantino e Mariangela rispondiamo in coro “CUBA!!!”. “Benissimo datemi i vostri passaporti…”. Non ce lo facciamo ripetere due volte e tutti energici consegniamo il documento. Dopo un minuto ci sentiamo dire “Ragazzi… per andare a Cuba è necessario il visto turistico… non lo vedo… dov’è?”. Il gelo si materializza sui nostri volti… sbianchiamo… “IL VISTO?!? Veramente noi sappiamo che è possibile acquistarlo una volta arrivati, unitamente all’assicurazione medica…”. L’operatrice è integerrima: “Senza visto non si parte!”. Il magone era sempre più pesante da mandare giù e i nostri sogni di gloria stavano finendo prima ancora di incominciare… “Ma…Signora… come possiamo fare?!?” “Guardate non so se lo vendono ancora al T2 (Terminal 2) c’è una agenzia viaggi che forse ha qualcosa…”. Ci guardiamo… senza battere ciglio, salutiamo e corriamo con valigie al seguito al T2 alla ricerca del visto. L’agenzia è aperta… e per fortuna in cassaforte hanno ancora qualche “visto”!

Torniamo al T1 e con un sorriso stampato in viso ci ripresentiamo dall’operatrice e sbrighiamo le formalità del caso e ci imbarchiamo alla volta di Parigi. Certo l’inizio del viaggio non è dei migliori ma non sarà che l’inizio di una lunga serie di imprevisti che colmeranno a Santiago de Cuba il 12 dicembre! I voli sono perfetti, non hanno ritardo e sono, tutto sommato, confortevoli. Arriviamo a L’Avana all’aeroporto internazionale “Jose Martin” al calar del sole. Usciamo dall’aerostazione e ci avvolge il caldo caraibico! Bellissimo! Il primo ostacolo da superare è quello di trovare un taxi che ci porti nel nostro primo alloggio: la casa particulares di Miriam Sole!

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Taxi driver

Ebbene si! Cuba si differenzia anche per questo. Esistono le case particulares che non sono nient’altro una sorta di B&B dove spesso dormi nella stessa abitazione del proprietario di casa! Noi ad onor del vero eravamo un po’ scettici se andare o no. Viaggiare però, a nostro avviso, significa cercare di immedesimarsi nella vita e nella cultura delle popolazioni che si visitano. Altrimenti si finisce per andare nei mega villaggi turistici che alla fine sono tutti uguali in qualunque parte del mondo si trovino. Sotto questo punto di vista noi tre siamo abbastanza uniti: visitare un Paese straniero significa cercare di capire il popolo… osservare le loro usanze, le loro tradizioni, apprezzare la loro cucina, vedere la loro arte e non ultimo cercare di capire il loro modo di vivere.

Siamo in aeroporto, Costantino sfodera il suo fluente spagnolo e si comincia a contrattare con i tassisti ufficiali che, però, sono pochi e chiedono parecchi pesos per raggiungere il centro… Per scrupolo ci allontaniamo un po’ dagli arrivi e ci avviciniamo ad un camioncino che vende hot dog e chiediamo se c’è qualcuno disponibile a portarci in centro. Ovviamente si! Un ragazzo che dimostra molti di più dei 28 anni che dichiara di avere ci dice che con manciata di pesos ci porta a destinazione. Benissimo! Affare fatto! Seguiamo il ragazzo dall’aria felice e, dopo un centinaio di metri, ci mostra il suo bolide: una Fiat Uno primi anni ’90! SPETTACOLO!!! Saliamo in auto… siamo in 4 in auto e abbiamo valigie in ogni dove! La guida è quella classica Cubana: aggressiva e… senza troppe regole! Il percorso dall’aeroporto al centro è un susseguirsi di emozioni contrastanti… il sole sta tramontando ma questo non ci impedisce di osservare il paesaggio che ci circonda! L’emozione è tanta nel vedere per la prima volta dal vivo quelle auto americane dei primi anni 50… quelle che s vedono nei film con Al Capone! Incredibile sembra di vivere un film! Le coloratissime auto di grossa cilindrata circolano liberamente incuranti delle leggi antinquinamento delle maggiori città europee…

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Il tempo si e’ fermato a Cuba

In meno di mezz’ora il nostro amico ci racconta tutta la storia della sua vita… subito capiamo che i Cubani sono molto espansivi e con lo stupore di sentire che la piccola FIAT UNO è apprezzata tra i cubani entriamo in città. Tra la meraviglia e la preoccupazione osserviamo che lo skyline è ben diverso da quello che siamo abituati a vedere quotidianamente. L’Avana ci appare buia e sporca… con l’oscurità gli edifici sembrano in parte diroccati e in parte mal tenuti. L’euforia piano piano va scemando e subentra l’ansia… “ma dove siamo finiti?!?!?”… ma arriviamo a destinazione.

Siamo alloggiati in una delle vie principali della città. Suoniamo il citofono, ci apre una signora sulla cinquantina che ci mostra subito l’appartamento. Si trova al primo piano di una scala ripidissima… l’appartamento è grande, pulito e decoroso. Ci lascia le chiavi e ci chiede cosa vogliamo per colazione domani. Che cortesi questi cubani però!

Abbiamo giusto il tempo di una doccia e usciamo per farci una passeggiata serale durante la quale incontriamo due ragazzi che, con una tecnica veramente invidiabile, si guadagnano la nostra simpatia e ci portano in un bar dove paghiamo uno sproposito per 5 cocktail! Ma è la prima serata e non pensavamo lontanamente di incontrare due jineteras! Si tratta di ragazzi che con tecniche più variegate cercano di spillare soldi ai turisti anche semplicemente facendosi offrire da bere ad un prezzo superiore in modo che loro possano avere un compenso dal barista… a Cuba è un vero e proprio modo di vivere!

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