29
Apr-2013

Costa Rey – Ieri e oggi

Mio padre non è mai stato un grande amante delle spiagge, perciò sin da bambini dovevamo confidare nelle amiche di mia madre, poiché lei non guida, per portarci al mare almeno la domenica. Ricordo che partivamo presto la mattina in modo da arrivare alla pineta del Poetto (la spiaggia di Cagliari e Quartu) e con una corda legata a quattro alberi marcare il nostro spazio all’ombra da utilizzare all’ora di pranzo, lasciando lì sedie e tavolini pieghevoli. La famiglia Brambilla in vacanza, che si portava dietro teglie di lasagne o malloreddus alla campidanese e quando capitava anche un pezzetto di maialetto arrosto, come quelle che quando le vediamo in spiaggia ora ci viene da ridere, pensando alla sfacchinata da fare per portarsi dietro tutta quella roba per qualche ora da trascorrere al mare.

Quando mio zio decise di comprare la casa a Costa Rey e ci invitò a trascorrere lì un po’ di tempo, io che avevo appena sei anni, non stavo più nella pelle dalla gioia: mi sarei svegliata ogni mattina con la vista sul mare dalla terrazza di casa e sarei andata a dormire cullata dal rumore delle onde in lontananza. Ero forse la bambina più felice del mondo. Costa Rey allora era giusto un pugno di case sparse qua, le strade prive di illuminazione e nessun servizio di alcun genere, se non un piccolo negozio di generi alimentari che vendeva le cose di prima necessità.

Per arrivare a Costa Rey si doveva percorrere la Campuomu, una strada stretta e tortuosa che attraversa le montagne e lungo la quale ho spesso creduto di morire, quando le macchine che percorrevano la via in senso opposto apparivano improvvisamente da dietro ai tornanti che sembrava quasi ci saltassero addosso. Il viaggio durava qualche ora, se non secoli, ma avrei sopportato le pene dell’inferno pur di passare qualche settimana al mare.

Nel corso degli anni ho continuato trascorrere lì qualche giorno delle mie vacanze in Sardegna. Tante cose sono cambiate: una nuova strada, larga e scorrevole ti permette di arrivare in meno di un’ora, traffico estivo permettendo ovviamente e Costa Rey è ormai diventata un centro abitato in tutti i sensi e sono sicura che da qualche centinaio di persone che trascorrevano l’estate lì durante gli anni settanta, siamo passati ora a diverse migliaia, soprattutto nel mese di agosto. Questa località ha vissuto i suoi anni di gloria. Ricordo che negli anni 80 era uno dei posti più richiesti e più frequentati dai turisti di ogni età, poiché offriva forme di divertimento e svago di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ultimamente è più un centro per le famiglie che vogliono trascorrere delle giornate di relax al mare e che non hanno grandi aspettative per quanto riguarda la vita notturna. Certo, ci sono diversi locali, ma non è la Costa Smeralda con le due discoteche e i suoi ristoranti frequentati dai VIPS e da chi e’ attratto dai VIPS.

Io che sono un animale diurno, mi alzo con le galline e vivo la mia giornata per intero sin dalle luci dell’alba, per cui Costa Rey è il posto adatto a me. Le spiagge sono larghe, la sabbia fine e l’acqua trasparente, anche se questa non è una novità, visto che siamo sempre e comunque in Sardegna. E la routine è la stessa ogni anno: l’incontro con gli amici di Torino che da anni ormai trascorrono le loro vacanze estive qui, pranzo al bar dell’Escargot seduti ai tavolini che dall’alto offrono una vista su gran parte del litorale e passeggiata di alcuni kilometri sino ad arrivare allo scoglio di Peppino, una roccia enorme alla fine della spiaggia sulla quale distendersi a prendere il sole o posto perfetto per chi ama i tuffi nelle splendide acque di questa località.

E come ogni anno, non manca la solita frase di rito, mentre seduti in spiaggia ci godiamo le bellezze della mia isola: è proprio una vitaccia questa!!!

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