10
Giu-2013

Coney Island, Brooklyn

Vivo a New York da tanti anni ormai e in tanti anni ho visto questa città attraversare dei momenti che l’hanno messa in ginocchio. Ho visto New York rialzarsi e inizialmente riprendere a muoversi lentamente dopo le ferite, poi accelerare il passo e dopodiché aumentare il ritmo e tornare a essere la mia New York, quella frenetica, quella vitale, quella che nonostante tutto ha una forza di volontà e un orgoglio incredibile che la rendono unica al mondo. Ho visto la fenice rinascere dalle sue ceneri dopo gli attacchi dell’undici di settembre, ho visto questa città e la sua gente organizzare il picnic più grande del mondo durante il blackout dell’anno successivo, quando le persone, ancora memori degli eventi dolorosi del 2001, hanno mostrato tutta la loro solidarietà e la loro umanità nei confronti del prossimo.

Poi ci fu quella scossa di terremoto che per qualche secondo fece tremare i palazzi della città e non tanto tempo dopo, le previsioni disastrose dei danni che avrebbe causato l’uragano Irene. La città era preparata, le news non trasmettevano altro che notizie riguardanti la tromba d’aria di una misura immensa che avrebbe spazzato via l’intera città se solo fosse arrivata a tutta forza dal mare. La gente si avventò nei supermercati svuotando gli scaffali in previsioni di parecchi giorni di temporale, comprando tutto ciò che sarebbe potuto servire, dai generi alimentari di prima necessità (e non!) a candele, torce elettrice, batterie e quant’altro. Irene arrivò a New York dopo avere attraversato gli stati del sud e una volta in città aveva ormai perso parecchio della sua forza iniziale, tanto che fu declassata da uragano forza cinque a temporale tropicale. I danni ci furono, soprattutto lungo la costa, ma fortunatamente non furono cosi tragici come era stato previsto inizialmente.

Poi arrivò Sandy, che non fu in nessuna maniera, per quanto possa ricordare, paragonata alla forza di Irene, ma in termini eccomici il disastro naturale più grande in assoluto in tutta la storia degli Stati Uniti. Interi paesi furono distrutti dalla forza dell’acqua e del vento; in alcuni casi si aggiunse pure il fuoco. Le parti più colpite furono ovviamente le zone costiere di New York e del vicino stato del New Jersey e ancora oggi, a distanza di tanti mesi, si sta ancora cercando di recuperare alcune di quelle zone devastate da Sandy.

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L’ultima volta che andai a Coney Island fu non tanto prima dell’arrivo del temporale. Era una bella giornata d’inizio autunno, la temperatura piacevole e il sole alto in cielo. Ci vuole poco più di una mezz’ora di metropolitana da casa mia per ritrovarmi in questa parte di Brooklyn, famosa tra le ad altre cose, per essere il luogo in cui furono inventati gli hotdogs, per le sue montagne russe (tra le più vecchie del mondo!), per la passeggiata sulla passerella di legno lungo quella che è considerata “la spiaggia dei newyorkesi” e per l’acquario.

Non so quali siano le condizioni di Coney Island ora, non ci sono più stata dopo gli eventi di Sandy. Ho sentito alle news che la maggior parte delle spiagge sono state riaperte al pubblico e conoscendo la mia città, conoscendo la gente che ci vive, sono sicura che anche se c’è forse tanto lavoro da fare ancora, tutto quanto tornerà alla normalità e migliore di prima.

Perché’ questa è New York!

 

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