25
Apr-2013

Bologna la grassa, la rossa e la dotta

Tra le classiche mete turistiche più popolari tra gli americani si trovano solitamente Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Eppure ci sono tantissime altre città che vale la pena visitare, ma ho come l’impressione che il turista possa essere paragonato a una pecora: segue il gregge.

Io che cerco di essere una viaggiatrice prima di essere una turista, decido di andare a Bologna. Non so perché conosco cosi poco di questa città, eppure c’è tanta storia alle sue spalle e tantomeno capisco perché non ne sia mai stata attratta più di tanto.  E’ anche vero che conosco ben poco anche tutte le altre citta’ italiane e cerco come posso di porre rimedio a questa grave carenza.

Quando il treno da Milano arriva in stazione a Bologna, mi sento eccitata all’idea di trascorrere qui la mia giornata. La città non è tanto grande e il centro lo si può visitare tranquillamente a piedi. La prima cosa che noto è la presenza di portici e arcate lungo le strade della citta. Ho letto da qualche parte che soltanto nel centro storico raggiungono la lunghezza complessiva e impressionante, aggiungo io, di trentotto kilometri.

Ovviamente non si può non visitare la Torre degli Asinelli, appartenente a  un complesso di un centinaio di torri medievali di cui oggi ne rimangono soltanto una ventina. Mi contorco in tutte le maniere possibili per riuscire a fotografarla in tutta la sua altezza. Poco ci manca che mi distenda sull’asfalto senza curarmi della gente e delle macchine che mi passano intorno. Riesco bene o male nel mio intento e proseguo la mia passeggiata sino ad arrivare a piazza Maggiore dove si trova la Basilica di San Petronio.

In questa città ha la sede una delle più antiche università del mondo occidentale e guardandosi intorno uno potrebbe pensare che sia popolata solo da ragazzi giovanissimi. La piazza è infatti  piena di sorridenti neo-laureati con indosso le  loro toghe e i loro tocchi, circondati da familiari e amici in festa a celebrare questa giornata importante nella vita dei loro cari. Nella mia mente il pensiero che parecchi di loro entreranno a far parte della schiera di disoccupati nel nostro paese, considerando che l’economia dell’Italia in questi anni non ha vissuto i suoi momenti migliori, mi mette un po’ di tristezza dentro.

Questo è un paese dalle mille risorse, il paese delle belle arti, il paese della moda, del cibo, delle macchine di lusso, della musica, del canto, del mare e delle montagne, dei bei paesi e delle bellissime città.

E’ il paese che ha dato i natali a personaggi illustri nel corso dei secoli, è il paese che è stato al centro del mondo e che ora’ è ridotto a uno straccio.

Continuo a percorrere le vie del centro in cerca di un posto dove mangiare un boccone. Siamo in Emilia-Romagna d’altronde, patria della lasagna e dei tortellini, del prosciutto e del parmigiano.

Dopo uno spuntino succulento in una piccola trattoria del centro, mi incammino nuovamente verso la stazione centrale di Bologna, che fu negli anni ottanta sede del più tragico attentato terroristico di tutta la storia della repubblica italiana; il 2 agosto 1980 morirono ben ottantacinque persone e più di duecento rimasero ferite.

Uno degli orologi della stazione è stato bloccato sulle dieci e venticinque in ricordo di quel sabato ed è divenuto il simbolo della strage.

Ma Bologna la grassa, la rossa e la dotta, cosi chiamata per via del cibo, per via del suo orientamento politico e per via della sua prestigiosa università, è come una fenice che rinasce dalle sue ceneri ed è sicuramente un posto che vale la pena visitare.

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