07
Mag-2013

Anche queste sono vacanze in Sardegna!

Senorbi   /   Tags: ,

Erano anni ormai che cercavo di fotografare le balle di foraggio che vedevo nei campi appena arati durante le mie vacanze estive. Ogni volta che le notavo dalla macchina in corsa, mi ripromettevo che prima o poi mi sarei fermata a fare quattro …o cinquecento scatti! Stiamo rientrando da Olbia, dopo una lunga giornata trascorsa a saltellare da una località all’altra lungo il viaggio di rientro. Devo dire che la nostra velocità di crociera è forse superiore ai limiti di velocità stabiliti dalla legge, dato che una volta superata Nuoro ci troviamo sulla strada tra Guasila e Ortacesus in men che non si dica. Sarà che forse io ho dormito lungo tutto il tragitto, lasciando che fosse Enrico a guidare la macchina, ma il tempo è davvero volato.

‘”Mannaggia le balle di foraggio!!!!!” Le abbiamo appena superate, sulla nostra sinistra andando verso Senorbi. “Fai marcia indietro! Domani riparto per gli Stati Uniti e anche questa volta finisce che non le fotografo”. Mi ritrovo in mezzo a un campo; cerco di scattare da tutte le angolazioni, tre, quattro, dieci volte. Enrico nel frattempo è rimasto accanto alla macchina, sul ciglio della strada.

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Mentre mi avvicino, lo sento discutere con qualcuno, anche se non sono tanto sicura con chi, poiché’ non ha il telefono in mano e non vedo assolutamente nessuno accanto a lui. Vuoi vedere che il sole di questi giorni gli ha dato alla testa???

“Ma con chi ce l’hai?” Gli chiedo perplessa.

“Il signore nella cascina qui di fronte! Mi ha chiesto di passare da lì prima di andare via”

Effettivamente sul lato opposto della strada ci sono dei signori seduti nel cortile di un cascinale. Non vorrei sembrare scortese e sono anche abbastanza curiosa, per cui, anche se un po’ titubante, attraversiamo la strada e ci avviciniamo a sentire cosa vogliono.

“Fanno cinque euro”

“Mi scusi?”

“Le foto alle balle di foraggio. Sono cinque euro per balla”

“Balla!!! (Tipica esclamazione sarda che non significa “danzare” ma piuttosto “accipicchia”!) Un po’ care queste foto non crede?”

Facciamo le dovute presentazioni e uno dei signori mi dice che vuole mostrarmi qualcosa. “E’ scappato il maiale e allora l’ho legato!! Vedi che non scappa più!” Mi dice con un forte accento che presumo sia del nuorese, data la S strascicata tipica di quella zona.”

“Foto!!!!” Penso tra me e me, mentre lo seguo diligentemente davanti a un fuoco dove, infilzato sullo spiedo, il maialino in cottura è sicuro che non vada da nessuna parte. Scoppio in una risata fragorosa e il nostre ospite decide cosi’ di farci visitare la sua fattoria. Le pecore dentro il recinto mi guardano perplesse, o cosi almeno credo, mentre attendono pazienti la mungitura.

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“Vieni vieni che ti faccio vedere un’altra cosa!”

Nella porcilaia la scrofa è circondata da una decina di maialini bianchi e neri; sono nati solo qualche giorno prima e sono tenerissimi (Non teneri da mangiare!! Teneri da vedere!). Questa visita inaspettata è una Pasqua! Mi fermo a fotografare delle uova che le galline hanno depositato in mezzo al fieno che parte subito l’offerta.

“Ne vuoi uova?”  Non posso certo dire di no e immediatamente mi ritrovo con un sacchetto in mano contenente una dozzina di uova fresche di giornata. Sarà contenta mia madre, penso tra me e me. “Ma tu l’hai mai assaggiato su fil’e ferru?” la domanda è rivolta a Enrico, il toscano, il “forestiero” che presumibilmente non ha mai assaggiato l’equivalente dell’acquavite in Sardegna. E così ci ritroviamo a fare uno spuntino con Fil’e ferru e pecorino sardo, che viene servito come accompagnamento, mentre nel frattempo ci facciamo quattro chiacchiere. Rinunciamo al quarto bicchiere che ci viene offerto. Avevamo chiamato mia madre tre ore prima per dirle che saremo arrivati a casa presto e sicuramente a quest’ora sarà già preoccupata chiedendosi che fine abbiamo fatto.

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“Pecorino però non ve ne do da portare via”!

Ci congediamo con una stretta di mano, un caloroso ringraziamento per l’ospitalità e la visita guidata e ci apprestiamo a fare gli ultimi quattro kilometri che ci separano da Senorbi. Enrico ha un sorriso beato, sia per avere vissuto un’esperienza diversa, sia perché forse in preda ai fumi dell’alcool.

Nuoro-Guasila, distanza circa centocinquanta kilometri percorsi in poco più di un’ora. Ortacesus- Senorbi, distanza tre kilometri e tre ore per rientrare a casa.

Ah! L’ospitalità sarda! Ti fa davvero perdere la cognizione del tempo.

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