26
Apr-2013

Alghero, la piccola Barcellona

Il nostro appartamento ad Alghero è proprio nel cuore del centro storico. Si trova all’ultimo piano di una palazzina spagnola risalente al diciassettesimo secolo, con tutti i problemi che questo comporta; gli scalini irregolari e ripidi, il sistema di fognature antiquato e l’odore di muffa, tipico di un’abitazione chiusa la maggior parte dell’anno, fanno rabbrividire le mie compagne di viaggio. Io che mi adatto quasi a tutto, lo trovo assolutamente incantevole. Basta che non ci siano ne’ topi ne’ scarafaggi ma un letto, un bagno e un tetto sopra la testa e mi ritengo soddisfatta. D’altronde non è che debba trascorrere tutto il giorno in casa; sono in vacanza!

La strada in cui si trova l’appartamento è talmente stretta che potrei chiedere al nostro dirimpettaio di passarmi lo zucchero attraverso la finestra senza nessun problema. La sera del nostro arrivo andiamo a dormire presto in modo da essere fresche e riposate per le escursioni che ci aspettano l’indomani. Sono quasi le tre del mattino ma nessuna di noi riesce a chiudere occhio. Non abbiamo tenuto in considerazione la presenza di bar e locali notturni lungo la via, dove la notte i giovani festanti si riuniscono in cerca di divertimento. Il loro vocio e le loro risate risuonano chiaramente nell’aria che sembra quasi di averli in camera con noi, nonostante le finestre chiuse. Quando finalmente pensiamo di avere raggiunto un po’ di pace, il camion della spazzatura entra in servizio a ritirare i bustoni ricolmi di bottiglie, reminiscenze dei festeggiamenti di qualche ora prima.

Sono le sei del mattino e il clangore del vetro è tale da far perdere la pazienza ai santi, soprattutto se i santi hanno solo due ore di sonno alle spalle. Vorrei ridere, ma temo per la mia incolumità, poiché’ la mia amica Donna è a questo punto sull’orlo di una crisi di nervi e decisamente prona all’omicidio. Presa dalla disperazione, esce da casa sbattendo la porta, in cerca di un albergo nelle vicinanze e dimenticandosi di portare con sé la chiave dell’ingresso principale. La sua missione fallisce e al suo rientro decide di attirare la nostra attenzione urlando e bussando insistentemente al portone d’ingresso: “ALEEEISSSHAAAAAA!! ALEISSHAAAAAAAAAAA!!!!!”

Sono le sette del mattino e mi sento morire: già immagino i vicini di casa chiamare la polizia a causa di una pazza furiosa che vaga per le strade di Alghero. Così ci ritroviamo tutte quante al bar dell’angolo a fare colazione, facendo programmi per la giornata e cercando di porre rimedio a un inizio poco positivo. “Un espresso triplo” Chiedo al barista che mi guarda come se fossi pazza. “Sei sicura?” Mi chiede ancora poco convinto che la mia sia una richiesta legittima. “Mai stata più sicura di cosi!”. Non ha la più pallida idea di cosa sia stata la mia nottata.

Trascorriamo qualche ora nella spiaggia delle Bombarde e l’ininterrotto cicalio dei grilli nel boschetto adiacente è quasi musica per le nostre orecchie, dopo i rumori molesti a cui siamo state sottoposte qualche ora prima. La spiaggia però è piccola e stretta e decisamente troppo affollata per i nostri gusti, tanto che per fare un bagno dobbiamo passare sugli altri asciugamani e calpestare la gente. “Ma se tornassimo ad Alghero e visitassimo la citta?” Mai altra proposta fu accettata con tanto entusiasmo.

Ci aggiriamo per le vie del centro: una passeggiata lungo il porto, i negozi di coralli e ceramiche, di chincaglierie e di trappole per i turisti, gelaterie, paninoteche e ristoranti di ogni genere. Tra le altre cose, vediamo la chiesa di San Michele, con la sua deliziosa cupola colorata, la cattedrale di Santa Maria dalla facciata neoclassica e i bastioni lungo il mare: Alghero è infatti una delle poche città fortificate italiane ad aver mantenuto circa il 70% delle sue mura. E’ l’ora del tramonto e la vista su Capo Caccia dai Bastioni Marco Polo è davvero quello che ci vuole a questo punto per salvare una giornata andata cosi- cosi. Nonostante tutto, questa città è davvero incantevole e una buonissima cena a base di pesce accompagnata da un vermentino delle cantine locali ci fanno dimenticare in un attimo tutte le nostre disavventure.

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